Opinioni

Stranamore Trump e il voltafaccia su Putin

Maurizio Zuccari

L'OPINIONE Per qualcuno caracolla come un ubriaco nella notte, per altri il suo modo di fare è, malgrado le apparenze, lineare. Parliamo di Trump e della sua politica estera. Pigliamo il caso della Russia, per esempio. Per la prima volta nella storia un presidente statunitense elogia un capo di stato russo (cioè ex sovietico) in campagna elettorale, al punto da meritarsi la nomèa d’essere il miglior amico di Putin. Addirittura un servo dei russi, come i media mainstream e progressisti delle due sponde dell’oceano non smettono di raccontare. Gli stessi che tacciono sulle ultime rivelazioni di Wikileaks riguardo alle ingerenze della Cia nella vita di tutti, e del presidente, che da parte sua punta l’indice su Obama e i suoi spioni. Troppo amico della Russia pure il generale Flynn, costretto alle dimissioni da consigliere alla sicurezza nazionale per le sue telefonate all’ambasciata russa. E amico dei russi, ma non troppo, è il neoambasciatore Usa a Mosca: Jon Huntsman, già ambasciatore in Cina, mormone, tenutario di interessi in loco con l’azienda di famiglia (la Huntsman corporation), un altro dei super ricchi messi in squadra utile a ricompattare i repubblicani.

Un idillio, quello tra Washington e Mosca, durato appena un mese. Con la decisione di rimettere mano allo stock atomico tornando a essere l’indiscussa potenza nucleare del globo, e di aumentare le spese militari di quasi il 10%, la luna di miele sembra finita. Gongolano i generali McMaster (che ha sostituito Flynn alla sicurezza nazionale) e Mattis, a capo del Pentagono, capintesta di chi non vede l’ora di menare le mani contro il ritrovato asse del male, dalla Russia alla Cina, passando per Iran e Corea del Nord. Gli stanziamenti ottenuti dalla Difesa portano la spesa militare Usa alla cifra record di 650 miliardi di dollari. Più di quanto sborsino insieme i sette paesi più spendaccioni in armi al mondo, nell’ordine: Cina, Arabia Saudita, Russia, Gran Bretagna, India, Francia e Giappone. Una bella regalìa da parte del presidente meno unto di sempre dalle industrie belliche. Soldi versati in una cloaca che negli ultimi vent’anni ha bruciato una montagna di miliardi, con scandali e frodi che al confronto Mafia capitale è un club di benemeriti. Soldi che forse serviranno a rendere più saldi e potenti gli Usa, ma non li renderanno più giusti e sicuri, né ridaranno futuro alle legioni di disoccupati, ai ceti medi e impoveriti dalla crisi. Ma più che il disamore una frase, tra le preferite dal neopresidente, spiega tutto: “Se hai intenzione di pensare qualcosa, pensa in grande e manda tutti al diavolo”. Compreso Putin e gli amici di ieri.

MAURIZIO ZUCCARI
Giornalista

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