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Osman, l'aguzzino somalo accusato di 4 omicidi

Milano

GIUSTIZIA Fanno la fila per raccontare l’incubo. Sono i migranti somali che quasi ogni giorno si presentano in procura per accusare il 22enne Osman Mutammud, l’aguzzino che li ha torturati, stuprati e picchiati durante la permanenza nel campo profughi di Bani Walid, in Libia. A oggi sono almeno una decina le vittime che hanno testimoniato, durante altrettanti incidenti probatori (interrogatori che hanno il valore di prova), davanti ai magistrati della DDA milanese. Mutammud era stato fermato a settembre scorso da alcune sue vittime che lo avevano riconosciuto alla Stazione Centrale. A stento gli agenti allora lo avevano salvato dal linciaggio.  

Identico l’orrore descritto dai profughi: uomini torturati con scariche elettriche e con sacchetti di plastica incendiati e fatti liquefare sulla loro schiena, ossa rotte a colpi di tondini di ferro, donne anche minorenni, stuprate e seviziate quotidianamente. Le indagini coordinate dal procuratore Boccassini hanno accertato anche quattro omicidi commessi dal presunto aguzzino: uomini che non erano riusciti a pagare i 7 mila euro necessari per imbarcarsi sui barconi diretti in Italia e per questo pestati fino alla morte.

Nuove accuse, che hanno portato a un nuova ordinanza di custodia cautelare per Mutammud, questa volta per sequestro di persona a scopo di estorsione di alcune centinaia di migranti, omicidio di quattro uomini e violenza sessuale a danno di decine di giovani ragazze. Nel prossimi giorni il pm Tatangelo chiuderà le indagini ed è probabile che chieda il giudizio immediato. METRO

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