Opinioni

I genitori-nonni e la giustizia-lumaca

Maurizio Baruffaldi

L'OPINIONE Il grande e surreale ping pong giuridico inizia quando una di quelle anime un po' perverse che ci circondano a nostra insaputa, non fa nulla per capire ma denuncia l'abbandono in auto di una neonata da parte di due genitori a suo parere troppo vecchi: quindi facilmente rimbambiti, quindi pericolosi. O chissà quale altra invidia, o paranoia, albergava in quella testa dietro la finestra come un cecchino. Sette anni sono serviti a riconoscere che non c'era stato nessun reato: la bimba era lì tranquilla, e aspettava il caldo biberon che il papà era andato a prepararle. L'adozione è stata invece rapida: quasi che la coppia prescelta fosse già pronta ad accogliere. Ma troppo brutta ipotesi, non può essere. A monte c'è un'altra questione, senza però alcun valore nella causa in corso: la scriviamo solo perché ci piace guardar saltare le pulci. La donna ha partorito a 57 anni. Non sappiamo se con un coito da alcova: in questo caso quando la natura ti concede il jolly hai il diritto di giocartelo. O con inseminazione artificiale o altro aiutino: qui è un tantino diverso, perché all'età da nonna, io scienza, dovrei evitare di farti diventare madre. Questione di rispetto verso il tutto. Questione di non assecondare ogni ostinato egoismo. Chiusa la parentesi.

Torniamo al procedimento buffo. Come si arrivò a decidere che invece sì, era abbandono la storia del biberon, e quindi a condannare rapidamente la coppia (a fronte dei 7 anni per ribaltare la sentenza)? Non si sa. Il tempo è una convenzione. Oppure più prosaicamente quelli che dovrebbero essere al di sopra di ogni pregiudizio e schiavi orgogliosi dei fatti, hanno invece preferito fare gli opinionisti, come noi scribacchini. E ora che il danno è fatto, non si vuole che la piccola subisca un secondo abbandono. Eppure mi sembra di capire dalle notizie fotocopia dei giornali che la bambina non incontra i genitori naturali dal 2003, e quindi fino a tre anni di vita li ha visti. Dico: tornasse da loro, li riconoscerebbe come mamma e papà. Al dunque: visto che qualcuno deve pagare a livello affettivo la gran cazzata fatta a monte, e che a fallire è stata la macchina giuridica, la stessa che in qualche modo ha affidato la bambina, sono gli adottivi a doversi fare da parte. E magari fare una sorta di zii acquisiti, pronti a sostituire quando vincerà quella che con realismo macabro chiamo la dittatura del tempo, che non solo esiste, ma domina. Tutto questo saltando gli scenari calcolati da psicoterapeuta. La bambina non funziona seguendo le previsioni. Saprà facilmente riconoscere i diversi e profondi affetti. E non saranno mai troppi.

MAURIZIO BARUFFALDI
Giornalista e scrittore

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