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Buzzi parla di Carminati «Soldi ai partiti per Finmeccanica»

MAFIA CAPITALE

ROMA Massimo Carminati temeva di essere intercettato per i suoi rapporti con Finmeccanica. Per questo adottava ogni stratagemma per eludere i possibili controlli. Nella terza giornata dedicata alla sua difesa nel processo Mafia Capitale, Salvatore Buzzi ha svelato l’origine dei suoi rapporti economici con Massimo Carminati, spiegando anche la riservatezza che il “Cecato” pretendeva dai suoi interlocutori più stretti. Dalle utenze telefoniche dedicate, fino al jammer che veniva azionato durante le riunioni della coop 29 giugno. «Carminati portava i soldi ai politici per conto di Finmeccanica. Non so a chi, ma lui temeva che, essendo intercettato, potessi essere intercettato anche io. Voi parlate di 'Mafia Capitale' ma dimenticate che l'appalto più grosso in Italia è quello della metro C, con Finmeccanica, Gruppo Caltagirone e Toti».

Un uomo mite, disponibile, che non ha mai creato problemi. Per tutto il pomeriggio Salvatore Buzzi ha descritto così l’ex Nar, fornendo un ritratto a tratti caricaturale, distante anni luce dalla sua rappresentazione criminale. «E’ un uomo senza vizi, non spende soldi, non fuma, non beve, non ha amanti. La sera non usciva da casa perché era un tipo domestico, non andava in vacanza perché aveva quattro cani».
I due si erano conosciuti nel carcere di Rebibbia negli anni 80, ma a metterli in contatto trenta anni dopo era stato l’ex ad di Eur Riccardo Mancini nell’autunno del 2011. «Mi diede appuntamento al bar Palombini e mi disse che avrebbe avuto piacere che la prossima gara l'avessi fatta con Carminati e il suo gruppo imprenditoriale». Per Buzzi la scelta è quasi obbligata: mantenere la propria autonomia o accettare l’ingresso del “Nero” per aggiudicarsi la manutenzione del verde dell’Eur? «Se non mettevo dentro Carminati, avrei perso». E così nacque quello che la procura di Roma considera il sodalizio mafioso, che Buzzi continua a contestare. «Il vero processo dovrebbe essere sul rapporto fra Carminati e Mancini che non è stato esplorato, non quello fra Carminati e Buzzi».

Per il “Nero”, Buzzi usa solo parole d’affetto e stima. Mentre, nella mattinata, per Franco Panzironi si era servito di un registro diametralmente opposto, quando per l’ennesima volta aveva affrontato la vicenda della gara per la manutenzione del cimitero del Verano del 2009, vinta dalla sua coop ma assegnata ad altri, per non aver pagato una tangente da 100mila euro. «Ho subito un’estorsione - ha detto Buzzi - ma non potevo denunciare: a Roma un’imprenditore che denuncia la politica non lavora più, è finito. Il sistema funziona così». L’episodio è stato però contestato da Panzironi, che a fine udienza ha preso la parola, annunciando la quarta querela nei confronti di Buzzi dall’inizio dell’inchiesta giudiziaria, anche se, nello schema dei contributi ai politici depositato ieri dai legali di Buzzi, al suo nome sono associate le somme più cospicue (oltre 500 mila euro, di cui una parte in nero).

I SOLDI ALLA POLITICA
Nell’allegato Excel, messo a disposizione del tribunale, ci sono tutti i politici che hanno avuto contributi in chiaro, per quasi 380mila euro, fra il 2012 e il 2014. Si va dagli ex sindaci Gianni Alemanno e Ignazio Marino, al governatore Nicola Zingaretti, fino all’europarlamentare Pd Goffredo Bettini (31mila e 200 euro) e al suo collega Enrico Gasbarra, a cui sono attribuiti 47mila euro, di cui 26.500 associati ad Andrea Tassone ed altri 5mila ad "associazione Tassone”. Nell’elenco dei fondi, ci sono anche i 15 mila euro per la cena di finanziamento di Matteo Renzi del novembre del 2014 e altri 5mila euro per la Leopolda del 2014. Soldi versati in chiaro, al contrario dei finanziamenti contenuti nella contabilità in nero, un tesoro di 753 mila euro con cui veniva gestita la conabilita parallela con Massimo Carminati e le elargizioni non registrate ai funzionari e ai politici. Come l’ex funzionario del servizio Giardini Claudio Turella, a cui è associata una somma di 41mila euro, o  Paolo Solvi (33mila euro), considerato dalla procura un collaboratore dell’ex presidente del X municipio Andrea Tassone. Nell’elenco ci sono anche i 13mila euro per l’ex capogruppo capitolino Pd Francesco D’ausilio, i 5000 euro per il tesseramento del Pd dell’ottobre 2013, i 24mila euro per il carabiniere Cosimo De Pascale e i 2000 euro per l’acquisto di una borsa destinata all’ex assessore regionale Paola Varvazzo.

MARCO CARTA

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