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Carminati, saluto romano E Buzzi parla di Odevaine

Processo Mafia Capitale

ROMA Il braccio destro teso, probabilmente per salutare Riccardo Brugia, detenuto nel carcere di Parma. Non bastava l’accusa di essere a capo di un’associazione mafiosa per Massimo Carminati, che ora rischia di vedersi contestata anche l’apologia di fascismo. Il video del suo saluto romano, che risale allo scorso mercoledì, ha aperto l’udienza di ieri del processo Mafia Capitale, in cui Salvatore Buzzi ha ricostruito i suoi rapporti con Luca Odevaine, l’ex membro del tavolo ministeriale dei migranti, che fra il 2012, quando era a capo della protezione civile regionale, e il 2014 ha percepito dal ras delle coop 5mila euro mensili, attraverso l’affitto fittizio di tre appartamenti.

«Lo pagavamo per le sue relazioni elevatissime - ha spiegato Buzzi - quando giravo con lui sembrava di stare con un capo di stato, sempre con la scorta.  Nel 2011 con l’emergenza “nord Africa” gestivamo dei centri con circa 300 stranieri. Fatturavamo 4 milioni di euro all’anno - ha aggiunto Buzzi -  ma non riuscivamo a prendere i soldi dalle istituzioni. Ci doveva pagare la regione, ma doveva passare prima per la Protezione civile. Ho assistito a tre telefonate di Odevaine a Franco Gabrielli (del tutto estraneo all’inchiesta, in una nota Gabrielli si riserva di «perseguire nelle sedi competenti ogni intento diffamatorio» ndr) per ottenere lo sblocco dei fondi. E i pagamenti sono arrivati. Ma poi nel 2014 abbiamo capito che Odevaine era un bluff».

Secondo la ricostruzione dei legali di Buzzi, in tre anni sarebbero stati 500mila euro, i soldi in chiaro erogati alla politica, a cui andrebbero aggiunti i 750mila euro  della contabilità in nero. «Una volta si finanziava per motivi politici, ora si paga per avere un occhio di riguardo e non avere nemici», ha precisato Buzzi, che dopo aver rivendicato la vicinanza ai parlamentari Pd Umberto Marroni e Micaela Campana, ha citato fra i destinatari dei suoi contributi anche l’europarlamentare Pd Goffredo Bettini, con cui entrò in contatto sempre grazie ad Odevaine, a cui chiese un aiuto per aggiudicarsi l’appalto del cara di Mineo.  

«All’appuntamento con Bettini (che ha annunciato una querela contro Buzzi ndr) ci andò Carlo Maria Guarany. Bettini ci organizzò un incontro con Gianni Letta. In cambio, gli abbiamo dato circa 31mila euro per le spese elettorali. Anche se l’incontro con Letta fu inutile, perché pochi giorni prima Odevaine ci disse che sul Cara l’accordo era già stato chiuso». Quello del padre del “modello Roma” non è l’unico nome fatto da Buzzi, nel corso del suo esame per “certificare” l’inaffidabilità di Odevaine. «Per il Cara di Mineo ci aveva suggerito di rivolgerci anche alla senatrice Pd Anna Finocchiaro: non se move foglia in Sicilia che non voglia, disse. Ma quando incontrammo il caposegreteria della Finocchiaro subito ci fermò: ma de che state a parlà».

MARCO CARTA

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