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Marra: «Fu la Raggi a insistere per avermi»

Roma

ROMA «Ho detto ai miei legali di non volere la scarcerazione o misure alternative. Voglio uscire di qua con tutta la dignità che merito». Erano dure le parole rese lo scorso 20 dicembre da Raffaele Marra, ex capo del personale del Campidoglio. Il braccio destro della sindaca Virginia Raggi ai tempi del suo insediamento in Comune, aveva poi chiesto tramite i suoi avvocati l’istanza per uscire dal carcere.

Il Gip Maria Paola Tomaselli l’aveva respinta, indicando il pericolo di recidiva per l’ex dirigente, indagato per corruzione assieme all’imprenditore Sergio Scarpellini, Ieri sono stati resi noti stralci dell’interrogatorio reso dai due, che andranno a processo il prossimo 25 maggio.
«Raggi l’ho conosciuta 4 mesi fa - sosteneva Marra - tramite un mio ex funzionario, Salvatore Romeo (l’ex capo del personale dimessosi mesi fa, ndr). Fece da tramite perché aiutassi la futura sindaca a districarsi nella macchina amministrativa. Ero in aspettativa e stavo svolgendo un dottorato, dissi più volte che avrei preferito evitare incarichi», si legge nelle carte, che riguardano soprattutto l’accusa di corruzione: i circa 370 mila euro che Scarpellini diede a Marra per acquistare un appartemento in via dei Prati Fiscali, nel 2013. Nell’interrogatorio l’imprenditore spiegava che quei soldi non li aveva più rivisti e che «Marra era uno che se non ti aiuta ti può fare male». Nelle carte si ricostruisce anche l’attività di Marra per creare la macrostruttura del Campidoglio. Decine di messaggi in chat con Romeo nei quali sembra che l’ex capo del personale abbia un ruolo di primo piano.

«Sono più serena dopo un periodo  in cui sono stata colpita insapettatamente da alcune persone. Marra è una di queste» ha detto ieri la sindaca Raggi ai microfoni di Radio Radio, ricordando che lo stesso Gip ha riconosciuto al Comune di aver tagliato i ponti con lui.

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(Foto IPP)

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