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I gastroenterologi: troppi esami endoscopici

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SALUTE. Cattiva digestione, reflusso gastroesofageo, disturbi intestinali e dintorni. Sono tanti i problemi di salute che rimangono “sullo stomaco”, per i quali troppo spesso vengono prescritti esami che non servono, sono costosi e controindicati. A rivelarlo è la Società Italiana di Gastroenterologia e Endoscopia digestiva che lancia un vero e proprio allarme sull’eccesso di accertamenti che si potrebbero evitare. Si tratta di una sorta di appello affinché venga ristabilita una corretta «appropriatezza prescrittiva» riguardo agli esami endoscopici che vengono attuati in maniera esorbitante. Basti pensare che il 30% delle gastroscopie e delle colonscopie che si fanno in Italia sono inutili. Vale a dire: 30 milioni bruciati per 500 mila procedure non consone. Che cioè vengono prescritte, non per terapia ma a scopo diagnostico, senza una corretta indicazione in un numero enorme di casi. E poi spesso questi esami si ripetono, inutilmente, a distanza troppo ravvicinata di 1, 2 anni anche in presenza di una semplice gastrite o esofagite.  «Due convinzioni assai diffuse, ma purtroppo in gran parte infondate - ha sottolineato il professor Antonio Craxì presidente della Sige - sono quelle che la migliore prevenzione delle malattie si faccia eseguendo periodicamente esami di laboratorio o strumentali in assenza di qualunque sintomatologia o rischio specifico di malattia, e che ogni diagnosi debba essere supportata da esami approfonditi, anche quando la condizione è ovvia».   Fra tutti si abusa degli esami per la cosiddetta digestione difficile, o “dispepsia”, una condizione molto frequente che nella maggior parte dei casi è legata a una gastrite causata dall’infezione da Helicobacter pylori. Per la quale è sufficiente adottare la cosiddetta strategia test-and-treat con un un test non invasivo (breath test o fecale) prima di procedere con la terapia idonea.

Luisa Mosello

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