Opinioni

Che l'8 marzo non sia una scusa

Il commento di Maurizio Baruffaldi

L'OPINIONE La foto mostra Trump nello studio ovale che sta firmando tra gli altri decreti, il taglio dei fondi alle associazioni che praticano o promuovono le interruzioni di gravidanza. Intorno a lui 7 uomini stagionati in giacca e cravatta. Martin Belam, giornalista del Guardian, ha scritto in un tweet: «In tutta la vostra vita non vedrete mai una fotografia con 7 donne che firmano una legge in cui si dice agli uomini cosa possono fare con i loro organi riproduttivi».

A parte che le donne non avrebbero mai l'ambizione di dare i dieci comandamenti al nostro apparato genitale, credo che in questi pochi caratteri ci sia la sintesi e il senso dell’8 marzo. Così come in quella foto apparentemente innocua c'è la sintesi della violenza esplicita che si consuma poi nel silenzio cupo e quotidiano delle case; negli angoli rubati delle strade; nella luce artificiale degli uffici. È anche vero che resta quasi impraticabile usare un giorno all'anno per smuovere, come si dice, le coscienze. Chi ha coscienza lo sa. Chi non ce l'ha se ne frega altamente dei cori delle manifestazioni, delle belle parole di solidarietà, tantomeno dello sciopero di queste ore di tutte le energie vitali e necessarie delle donne.

Mi lasciano sempre perplesso queste 24h dedicate a problemi che hanno sedimentato come rocce millenarie. Il capo più sette che producono il comandamento contro la libertà di ogni donna di essere padrona del suo corpo sono i rappresentanti di una buona fetta di mondo maschile. E nel peggiore dei casi anche femminile. Questo 8 marzo colorato di fiori anonimi e gesti svuotati di senso finisce per essere una buona scusa per tutti. Nei maschi può stimolare il rapido passaggio della riflessione, nel riesumare il sentore di una colpevolezza di comportamento, che c'è sempre, nei confronti della propria compagna, figlia, collega o sconosciuta. Nei più schizofrenici violenti davvero, addirittura un altrettanto rapido pentimento; per poi tornare alla vita che sanno interpretare, uguale a se stessa. Ho quasi l’impressione che questa festa farebbe più rumore se fosse abolita. O magari trasformata in un'ora tutti i giorni. Un'ora d'amore, alla Matia Bazar. Ma prima di mezzanotte. Che poi la carrozza ridiventa zucca.

MAURIZIO BARUFFALDI
Giornalista e scrittore

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