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Sfida Atm-Fs sulla lilla Il caso in consiglio

Milano

MILANO Domani il consiglio comunale voterà se autorizzare l’Atm ad esercitare entro mercoledì il diritto di prelazione sul 36,7% della società concessionaria della linea M5 messo in vendita da Astaldi. Sabato Fs, che aveva già presentato la sua offerta, ha lanciato un siluro aprendo le ostilità con il Comune e dicendosi pronta «ad ogni azioni di tutela dei propri diritti». Sullo sfondo della disputa il bando di gara fra un anno per la gestione del trasporto pubblico milanese: se Fs dovesse mettere le mani sulla M5 sarebbe un competitor pericoloso per Atm. «Un conflitto, quello Fs e Atm, che non è fatto nell’interesse pubblico» secondo Dario Balotta di Legambiente.   

Quali i punti critici?
Questa operazione dimostra una volta di più che in Italia il project financing non funziona: secondo la prassi internazionale il capo progetto e mandatario, Astaldi, doveva accollarsi per almeno 10 anni  il rischio di eventuali errori nella costruzione dell’opera. Astaldi  invece ha avuto  la possibilità di sfilarsi dall’azionariato dopo due anni. Di fatto così è un finto Project financing. Le Fs o l’ Atm, cioè lo Stato o il Comune, acquistando la partecipazione, si accollano tutto il rischio dell’opera, come  se l’avessero realizzata con un appalto tradizionale. Due società pubbliche, che dovrebbero investire in treni o evitare di tagliare le linee notturne come ha fatto Atm, sono pronte a trovare 64,5 milioni per acquisire quote societarie.  

Tra l’altro la M5 qualche problema progettuale ce l’ha. La curva stretta tra Zara e Isola porta ad un’usura più veloce di rotaie e ruote che ha già comportato sostituzioni e costi extra.
Ragione in più per non comprare quelle quote. Così invece toglieranno le castagne dal fuoco ad Astaldi.

Qual è l’interesse di Atm e Fs?
Atm stoppa un concorrente nella gara,  Fs mette in portafoglio un asset importante.
 PAOLA RIZZI

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