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Patrimonio capitolino telenovela senza fine

Roma

ROMA Recuperare gli sprechi e mettere ordine nel patrimonio immobiliare capitolino. Una saga che a Roma affiora e scompare da anni come un fiume carsico. Un tema sul quale la giunta guidata dalla sindaca Virginia Raggi, in campagna elettorale, aveva promesso il massimo impegno. Ma i 113 sgomberi messi in agenda, dando la priorità ad attività commerciali e a partiti e movimenti che già godono di finanziamenti pubblici non lascia comunque tranquilli i movimenti di lotta per la casa e le associazioni senza scopo di lucro.

Ieri ci sono state due manifestazioni, davanti agli assessorati alla Casa di Regione e Comune (nella foto). Gli attivisti hanno tentato di occupare simultaneamente la sede del dipartimento capitolino al Quadrato della Concordia e gli uffici della Regione in via di Capitan Bavastro. Una protesta che si sposa con il piano Casa nazionale, ma che coinvolge anche centri sociali e associazioni. Il Comune ha assicurato che per il momento queste realtà non saranno interessate da sgomberi, ma decine di quelle che esistono all’interno di immobili comunali sono comunque in fibrillazione per i conti che sono arrivati dal Campidoglio: oltre alla Scuola di musica popolare di Testaccio, che si è vista recapitare affitti arretrati per un milione di euro, ci sono centri sociali e associazioni, che pur onorando gli affitti comunali  stanno affrontando le stesse incertezze. Come la Casa dei popoli di Villa Gordiani, o il Celio Azzurro in centro. Altre realtà come il Rialto, sono state invece sgomberate. Qui gli attivisti hanno rioccupato in attesa di una soluzione da parte del Comune.

METRO 

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