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Zamfir: Io, il flauto Pan e l’incontro con Morricone

Gheorghe Zamfir

ROMA «La musica è un  albero, è la vita. È fiorita nel mio corpo che avevo 4 anni e mi ha conquistato per sempre». Così Gheorghe Zamfir, flautista rumeno noto in tutto il  mondo, interprete fra i tanti brani di Cockeye’s Song di Ennio Morricone, celeberimmo tema portante della colonna sonora di C’era una volta in America del compositore Premio Oscar. Virtuoso del flauto di Pan,  Zamfir sarà sabato dalle 21 all’Auditorium della Conciliazione.

Come si è avvicinato al flauto?
Ho iniziato a suonare il flauto tradizionale da bambino. Nel 1955, avevo 14 anni, mio padre mi ha iscritto alla scuola di musica migliore di Bucarest, dove ho avuto la fortuna d’incontrare  un bravissimo maestro. In un primo momento ho avuto delle difficoltà ma poi ho colto il miracolo del flauto e del suo suono divino. Abbiamo costruito un  flauto con 22 tubi, flauto tenore con 25, flauto basso con 28 e flauto basso con 30 tubi. Invece 14 anni fa ho costruito un  flauto di pan gigante: con 42 tubi con un’altezza di 1,35 metri e una larghezza di 1,2!

Cosa le ha lasciato la collaborazione con Ennio Morricone e che ricordi ha di C’era una volta in America?
Ho registrato il tema principale del film, vero capolavoro, a Roma nel 1983. Suonare Cockeye’s Song, scritta da uno dei più grandi compositori cinematografici, è stata un’esperienza unica. Il ruolo del flauto di Pan è stato fondamentale per creare l’atmosfera e l’impatto emotivo giusto rispetto alle scene. 

In passato si è occupato della musica folk del suo paese: crede si faccia abbastanza nel mondo per la conservare la memoria popolare?
Non credo si faccia abbastanza per tutelare questo patrimonio che, spesso, viene sopraffatta  dall’elettronica che coi suoi effetti speciali, distorce la purezza del suono.

Ha vinto 120 tra dischi d’oro e di platino e venduto 120 milioni di dischi: quale lavoro ricorda con più piacere?
In 60 anni di carriera abbiamo creato oltre 300 opere tra folk, da camera, corale, vocale, strumentale e sinfonico, ma nelle grandi cattedrali del mondo, ho suonato ogni volta con grande piacere l’Ave Maria di Schubert.

Che vuol dire per lei oggi fare musica, suonare?
La musica è tutto per me. Nelle mie vene scorre una ballata, una Doina, una cintura di Oltenia, musica sacra e classica. Scherzi a parte, senza la musica non riesco a respirare: è la mia ragione di vita, la cosa più bella che sia stata creata e ringrazio Dio tutti i giorni per questo.

 

STEFANO MILIONI

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