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"Mazzette per Gramazio" senza che lui lo sapesse

Processo Mafia Capitale

ROMA Ha ammesso di aver preso circa 30mila euro da Buzzi, usando il nome di Luca Gramazio. Ma tutto all’insaputa dell’ex consigliere regionale. Per l’accusa, l’ex manager Enav Fabrizio Franco Testa, era il ponte politico fra il sodalizio di Mafia Capitale, capeggiato da Salvatore Buzzi e Massimo Carminati, e le istituzioni. Ma lui, ieri, per tutta la durata del suo esame difensivo, ha provato a dimostrare il contrario, attribuendosi la piena paternità su alcuni episodi di corruzione. Che, a suo dire, non sarebbero stati nemmeno tali. «Ho millantato il nome di Luca Gramazio per avere soldi da Buzzi. L’ho truffato, ma i soldi erano per me. Ci ho pagato la macchina e alcune spese personali», ha provato a spiegare Testa, tentando di assolvere così l’amico Gramazio, accusato, a sua volta, di aver intascato tangenti per 98mila euro.  «Gramazio questa cosa l’ha saputa solo dalle carte e ora mi sento addosso tutto il peso di aver rovinato la carriera politica di un amico e compagno di partito e di un padre, visto che Gramazio non ha ancora mai visto il figlio».

Amico del consigliere regionale Michele Baldi, «entrambi venivamo dalla destra e siamo tifosissimi della Roma», Fabrizio Testa condivideva con Massimo Carminati l’amicizia con lo speaker radiofonico Mario Corsi e l’ex Nar Vittorio Spadavecchia, incontrato a Londra, dove Testa avrebbe voluto aprire un ristorante. In alcuni casi, nella capitale inglese, sarebbe stato presente anche lo stesso Carminati, che aveva fornito a Testa, come ad altri membri del sodalizio, un’utenza telefonica dedicata per mettersi al riparo da possibili intercettazioni. «Carminati mi disse che aveva dei problemi con le parti civili per un processo (il furto al caveau del 1999 ndr). Mi diceva, Fabrizio, non posso aprire un conto corrente o una società, non posso guadagnare».

MARCO CARTA

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