Opinioni

Chi sono i complici dell'evasione fiscale?

Maurizio Guandalini

L'OPINIONE Quel lieve calo della pressione fiscale, al 42,3% nel 2016 rispetto al 43,6% del 2013, ci dice che quella diminuzione potrebbe accelerare se gli italiani pagassero l'Irpef. Quasi tredici milioni di connazionali non pagano le tasse sui redditi. Così stando le cose ci dovrebbero essere file di poveri per le strade a far l'elemosina. Poche macchine in giro. Bar vuoti. Diciamolo. Chi ci sta fregando? Sicuramente non chi ha uno stipendio, un reddito fisso dove il prelievo va in automatico. Non ce la racconta giusta  quella schiera di furbacchioni delle libere professioni e nullatenenti “professionali” che non dichiarano un cent. Possibile?
Volendo l'Agenzia delle Entrate ha lavoro per i prossimi vent'anni. Basta iniziare a spulciare quei signori che non compilano le dichiarazioni e hanno due, tre case, macchine un po' esagerate, fanno tre o quattro vacanze l'anno. Ci vuole poco poco. Il codice fiscale (che ormai diamo anche per andare in un bagno pubblico) e le banche dati fanno il lavoro rimanente. Certo, occorre collegare i vari cervelloni dei pc tra di loro. E qualche passo verso questa direzione è stato fatto. Troppo il cammino che rimane da fare.

L'Agenzia delle Entrate è ancora un pachiderma restio al cambiamento. Troppo sulle spalle del contribuente, sempre quello, e tartassato rispetto ai furbacchioni che con nonchalance continuano a non rilasciare ricevute se ti fanno un lavoro elettrico in casa, se ti cambiano il cestello della lavatrice, ti sostituiscono la guarnizione di un rubinetto, ti aggiustano un molare o ti fanno il preliminare per l'acquisto di una casa. Basterebbero fatture e  ricevute. La possibilità di scaricarle, naturalmente con vantaggi superiori allo sconto praticato per non rilasciarle. A quando, ad esempio, l'utilizzo della moneta elettronica, bancomat e carta di credito, ovunque, quando invece sta diventando una impresa trovare linee libere, strumenti per la strisciata che funzionano, gente che non brontola o si incavola, dai benzinai ai taxisti che anche nelle metropoli chiedono il liquido? L'ho scritto diverse volte ingenerando perplessità e rivolte social: quando si parla di povertà, in Italia, dobbiamo andare con le pinze. Il tema è delicato ma da noi il grosso - e, se volete, paradossalmente, è pure un motivo per cui questo Paese non va a fondo -, è il nero. Quello nascosto. Quello che non si denuncia, una pacca sulla spalla e un rotolo di banconote in tasca. Si va sempre lì. Ma possibile che fatta la legge, trovato l'inganno? Possibile che si recuperano così pochi denari rispetto l'evasione perpetuata? Chi fa da palo? Chi è complice?

MAURIZIO GUANDALINI
Economista e giornalista

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