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Pippo Pollina celebra Falcone e Borsellino

Pippo Pollina/Il Sole che verrà

ROMA  «Ho sempre avuto desiderio di scoprire nuovi territori, nuove culture, nuove lingue, ero bramoso di capire come funzionasse il mondo e come funzionassero le altre culture. L’Italia viveva un periodo di grande difficoltà, non c’erano le volontà politiche per un cambiamento e l’omicidio di Giuseppe Fava è giunto in un momento personale di difficoltà per cui ho pensato che dovevo prendere una pausa. Ho pensato che  attraverso quel viaggio di tre mesi sarei riuscito a trovare gli stimoli giusti per ritornare e ricominciare da capo. Durante il viaggio mi sono accorto però che la scelta era stata quella giusta e che effettivamente non sarei più tornato». Con queste parole il cantautore siciliano Pippo Pollina, in concerto domani alle 21 al Teatro Vascello, racconta la sua decisione di lasciare l’Italia alla fine del 1985 per intraprendere un viaggio senza meta precisa che lo avrebbe portato dopo tre anni a Zurigo, la città dove oggi vive. Un canzoniere di 250 brani, concerti in ogni parte del mondo Pollina ha da poco pubblicato l’album “Il Sole che verrà” e sarà in scena con “Tour della Memoria - Passi di Legalità”, che celebra i 25 anni della stragi di Falcone e Borsellino.

Cosa le è rimasto dell’esperienza de “I Siciliani”, la rivista fondata da Giuseppe Fava, con cui ha collaborato negli anni ’80?
Ho conosciuto non solo un grande giornalista, ma un manipolo di giovani impegnatissimi che con grande spirito idealista descrivevano tutto ciò che accadeva in Sicilia, incuranti dei pericoli che potevano correre. È stata un’esperienza che mi ha insegnato tante cose, mi manca il romanticismo di quel periodo.

Come hanno cambiato la vita del nostro Paese le morti di Falcone e Borsellino?
Il sacrificio di Falcone e Borsellino purtroppo a giudicare da quanto accade oggi in Italia è servito a ben poco, la corruzione è diventata sistemica ed è una pratica diffusissima nel nostro Paese a tutti i livelli, sia nelle imprese private, che nelle amministrazioni pubbliche a qualsiasi livello nazionale, regionale, provinciale. Tutti i fatti di cronaca che quotidianamente ci raggiungono, ci danno un’idea di quanto sia corrotto questo nostro Paese.  

Avrà come ospite Giovanni Impastato, fratello di Peppino, assassinato dalla mafia nel 1978. Come è nata la vostra amicizia?
Una quindicina di anni fa quando lui ascoltò un brano che avevo dedicato a suo fratello che s’intitola “I 100 passi” come il famoso film. Lo ascoltò per caso e dopo un po’ di tempo mi coinvolse nel festival che lui dedica a Peppino ogni anno nella Piazza di Cinisi, per cantare e suonare. La nostra amicizia è cominciata così.
 

STEFANO MILIONI

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