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La pietra tombale sul voto anticipato

Maurizio Guandalini

L'OPINIONE Per chi non se ne fosse accorto,  le elezioni, a breve, non ci saranno. La mossa di spostare le primarie del Pd al 30 aprile (5 maggio eventuale secondo turno) ha messo una pietra, tombale, sulla possibilità di consultazioni a giugno. A questo punto zero chance anche per ottobre perché poi diranno che manca qualche mese alla scadenza naturale e ci sarà da scrivere la legge di Stabilità. E quindi arrivederci Roma siamo a febbraio 2018. Un capolavoro di “democristianeria” vecchia maniera che non ci porterà bene. Leggete i listini dei mercati. Lo spread. I report internazionali. L'Italia dà l'idea di essere sospesa. Senza una legge elettorale decente. Riforme ferme. L'incognita di chi governerà. E di chi sarà il leader. Dalle parti della Presidenza della Repubblica aria di incenso. In Parlamento pure, perché sarà dura vedere degli scatti straordinari del Governo Gentiloni, un bradipo attento solo a non pestare i piedi. Una agonia.

Ma perché? In tutti gli altri paesi se c'è da votare si vota e via. Da noi c'è il drammone o  un impedimento straordinario che ci obbliga a star fermi perché può succedere il caos. E pensare che era scontato che saremmo andati a votare presto. Era la sola motivazione di chi ha segnato un crocione sul No al referendum del 4 dicembre, ma anche qualcuno del Sì, ad esempio Renzi che, forse, è il solo che non ha nulla da perdere,  stipendio e scatti della pensione, perché l'ex premier non ha sotto il sedere il pannicello caldo di Camera o Senato.
Diffidate di chi vi racconta che il Governo, non è colpa sua, deve star lì fino a scadenza naturale perché ha da fare. E molto. In verità forte scaccia debole. Farà l'ordinaria amministrazione, dirà sì all'Europa per la manovra aggiuntiva, continuerà a dire che la ricostruzione post terremoto procede alla grande. Una sorta di  Cetto La Qualunque che va a tagliare il nastro d'inaugurazione di un'opera per la terza o quarta volta di seguito.  Si replica. Anche i più ostili al rottamatore di Firenze si saranno accorti che la manovra di accerchiamento di colui, il solo, che ha avuto il coraggio di cambiare le cose è riuscita alla perfezione. Nelle nostre filippiche pre referendum lanciavamo gli avvertimenti in caso di mancata vittoria dei Sì. Era un passaggio fondamentale per il cambiamento che volava al di sopra delle antipatie verso il premier. Ora, cari italiani, non lamentatevi se non ci sono le elezioni, se non c'è una legge elettorale (perché non si farà mai), se l'economia non decolla, se Bruxelles chiede gli interessi, se tutto è in equilibrio... sopra la follia.  Ecco a voi come scavarsi la fossa con le proprie mani.

MAURIZIO GUANDALINI
Economista e giornalista

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