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Vola il mercato dell’Internet of Things

INTERNET

MILANO.  Nel 2015 erano 5 miliardi. Nel 2021 saranno 46. Parliamo degli oggetti reali connessi ad Internet, diversi dai computer e dai nostri cellulari. Frigo che informano sullo stato della spesa alimentare, lavatrici che possiamo attivare dal cellulare, sensori e videocamere che scrutano la nostra casa contro il rischio furti, impianti di riscaldamento che si avviano o si spengono in base  al clima, garantendo un risparmio energetico. La casa degli italiani è sempre più smart e l’Internet of Things (Internet delle cose) nel nostro Paese vale 185 milioni di euro nel 2016,  +23% rispetto all’anno precedente. A delineare il quadro è la ricerca Smart Home dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano che ci rivela come il 26% dei consumatori italiani disponga  di almeno un oggetto intelligente e connesso nella propria abitazione e  il 58% ha intenzione di acquistarli in futuro.  I possibili impieghi dell’IoT sono molti e variegati. La maggioranza delle oltre 290 soluzioni per la casa connessa censite in Italia e all’estero (il 31%) è  dedicata alla sicurezza, tra videocamere di sorveglianza, serrature, videocitofoni connessi e sensori di movimento. Altro tema caldo è la gestione energetica che  conta su soluzioni per il controllo remoto degli elettrodomestici  (10%), la gestione dei sistemi di riscaldamento e raffreddamento (8%), il monitoraggio dei consumi dei dispositivi elettrici (10%).    Gli italiani non  ritengono comunque  ancora sufficientemente pronta l’offerta tecnologica: chi  non dispone già di oggetti connessi nella sua abitazione nel 50% dei  casi è  «in attesa di soluzioni tecnologicamente più mature» per  acquistarli. E c’è scarsa fiducia sulla possibilità che i dati personali siano protetti da eventuali attacchi hacker. 
Il 67% dei potenziali acquirenti è preoccupato per questo genere di rischi. Per Giulio Salvadori, ricercatore dell’Osservatorio Internet of Things, «è fondamentale prestare molta attenzione alla  tutela della privacy e della sicurezza, perché i consumatori sono tendenzialmente restii a condividere i propri dati, a meno di riceverein cambio vantaggi concreti».

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