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Stupratore prescritto In arrivo gli ispettori

TORINO GIUSTIZIA

GIUSTIZIA Toccherà agli ispettori del ministero della Giustizia capire per quale assurdo  motivo lunedì in Corte d'Appello a Torino il giudice Paola Dezani si sia trovato a dover pronunciare una sentenza di proscioglimento per prescrizione nei confronti di un uomo che ha violentato una bambina. La sentenza è il capitolo finale di un procedimento giudiziario durato 20 anni. L’ispettorato del ministero ha disposto accertamenti preliminari per acquisire informazioni. Un verdetto amaro, tanto che lo stesso giudice, in aula, si era scusata con il Popolo italiano nel momento in cui ha letto il dispositivo. E le scuse sono arrivate anche dall’avvocato di Stato, Giorgio Vitari.

L’imputato, che attualmente si trova in carcere per altri reati, era stato condannato nel 2007 dal tribunale di Alessandria a 12 anni; poi il fascicolo era rimbalzato in corte d’appello a Torino, dove è rimasto sepolto per dieci anni. Cinque anni di troppo a fronte di una prescrizione maturata già nel 2012. La vittima, che all’epoca dei fatti era una bambina di sette anni, oggi è una 27enne che ha scelto di dimenticare. Ha cambiato nome e non si è mai costituita parte civile.

La storia giudiziaria
L’indagine era partita quando la piccola era stata trovata per strada,  portata in ospedale, le avevano riscontrato traumi da abusi e addirittura infezioni sessualmente trasmesse. Le indagini portarono alla luce anni di violenza perpetrata dal compagno della madre che si consumavano quando l'uomo rimaneva da sola a casa con lei. Ora è assodato che il mostro non pagherà per ciò che ha commesso.

E questo pone l'accento su un sistema giustizia allo sbando. Ne ha preso atto anche il Procuratore generale Francesco Saluzzo, il quale ha sottolineato come per risolvere il problema della lentezza dei processi e soprattutto dell'intasamento delle Corti d’appello, «serva una riforma radicale da parte del legislatore, perché le soluzioni parziali non bastano e non possiamo continuare così». Saluzzo ha anche annunciato di aver disposto una ricognizione dei fascicoli giacenti – oltre  20 mila –,  e ha organizzato le sezioni in modo che finalmente possano essere trattati. REBECCA ANVERSA

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