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Quando si gira a vuoto

Maurizio Guandalini

E ora Alitalia. Che si aggiunge al fermo dei taxi. Ai treni regionali orridi.  Occhio e croce va bene solo l'alta velocità. Per il resto, i trasporti, sono alla canna del gas. E non si capisce quale può essere la soluzione. Per Alitalia facevamo un servizio alla Patria se la vendevamo ai francesi e chiudevamo una agonia dei passi perduti. Una compagnia di bandiera è bella averla, fa figo, però occorre aver la mano dell'expertise della gestione. Dopo che lo Stato ha colmato i debiti, la gestione privata ha condotto l'azienda cumulando perdite, ogni mese. E su come fare, nel capitolo efficienza, si gira a vuoto anche dalle parti dei treni dei pendolari. La manutenzione delle tratte è così così e si perde tempo a distribuire le colpe, tanto poi l'aumento del biglietto risolve ogni pendenza e copre eventuali buchi. Ancora troppe le vetture vecchie, assemblate da materiale rotabile diverso, un serpentone della varia umanità. Un piano di investimenti di 4 miliardi di euro per l'acquisto di treni nuovi ancora sulla carta. Se va bene ci viaggeremo sopra verso il 2020. Perché li devono produrre. E sull'ordine, già fatto ed esecutivo, nutriamo dubbi.

Cosa si può fare? Accentrare. Unire. Fondere. Alitalia e le Ferrovie di Stato. E,  togliere, dalla competenza delle varie regioni, i servizi dei treni locali: il bilancio di questo decentramento (come lo è per altre offerte sensibili, vedi la sanità) è un disastro. Non ci sono esempi lungimiranti dai quali trovar conforto, soprattutto dopo l'idea di utilizzare più gomma, autobus e corriere, in percorsi medio lunghi. Inoltre ogni esperienza di tentata privatizzazione delle tratte regionali è stata sempre osteggiata, e fatta fallire, perché lo snodo è la proprietà della rete, dei binari, che in pratica è nelle mani delle ferrovie, seppur concentrata in un'altra società. Per Alitalia vale lo stesso ragionamento, salvo che il ventaglio di presenze di più compagnie, ultracompetitive sui prezzi, ha ridotto lo slancio della freccia alata, in difficoltà anche sulla linea Milano-Roma perché osteggiata dall'alta velocità di Ferrovie e Italo. Ma queste operazioni di snellimento andrebbero fatte in tutte le aziende di servizi del trasporto locale, soprattutto nelle città. Pensiamo lo stato di salute nella capitale. Hai voglia parlare di green, di qualità dell'aria, di meno auto, di sicurezza se lo stato del servizio è da orticaria. Le direttive dell'Europa sono presenti manu militari anche qui, come per i taxi, soprattutto nel tutelare concorrenza e consumatori. Perché l'Italia invece di tappare i buchi e mettere le pezze qua e là non fa una inversione ad “u” sorprendendo sé stessa?

MAURIZIO GUANDALINI 
Economista e giornalista

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