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Le competenze digitali mancano a due addetti su tre

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ROMA I lavoratori italiani considerano la digitalizzazione un elemento fondamentale per il successo dell’azienda in cui sono impiegati e le competenze digitali indispensabili per restare competitivi nel mercato del lavoro. Tuttavia, due terzi dei dipendenti si sentono scarsamente qualificati in questo campo per riuscire a garantire la propria occupabilità in futuro e soltanto un’impresa su tre dispone di personale adeguato a sviluppare una strategia digitale.

È la fotografia di un’Italia digitalmente in ritardo quella che emerge dal Randstad Workmonitor, che nel quarto trimestre del 2016 ha analizzato il grado di consapevolezza digitale sul posto di lavoro. Il Workmonitor è l’indagine sul mondo del lavoro condotta da Randstad,  operatore  nei servizi per le risorse umane, in 33 Paesi delle Americhe, dell’Europa e dell’area Asia-Pacifico, su un campione di 400 lavoratori per ogni nazione di età compresa fra 18 e 65 anni che lavorino almeno 24 ore alla settimana.

«Dai risultati della ricerca - commenta Marco Ceresa, amministratore delegato di Randstad Italia - le imprese italiane appaiono ancora poco preparate alla sfida digitale. Ben il 67% dei lavoratori, infatti, sente il bisogno di accrescere le proprie competenze: un dato che denuncia la necessità di formazione, accompagnata ovviamente dalla disponibilità di strumenti e infrastrutture digitali, per evitare che il nostro sistema economico perda competitività di fronte alle sfide del futuro, che saranno in gran parte nel campo digitale. La digitalizzazione va “agita” anche dalle aziende per offrire servizi sempre più efficaci».

 

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