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Così si apparecchia il gran pateracchio

Maurizio Zuccari

L'OPINIONE Avrà ragione Matteo Renzi a dire, dal suo nuovo blog, che il futuro è tornato? Oppure il futuro dietro l’angolo è un dejavù che ha il sapore di fantasmatiche presenze? Dopo la parziale bocciatura dell’Italicum da parte della Consulta è tutto un fibrillìo, un far di conto in attesa delle elezioni che verranno, al lordo dell’ennesima riforma elettorale. Nessuno pare scoraggiarsi davanti alla fatidica soglia del 40%, garanzia di governabilità. Non gli stracci del Pd renziano che dall’alto della medesima soglia raggiunta al referendum e, prima, alle europee, considera l’obiettivo a portata di mano. Non i resti del centrodestra, rappattato dal trio Meloni-Salvini-Fitto, in procinto d’andare alle primarie come alle idi di marzo. E diviso sulla ridiscesa in campo del già lider maximo, il Cavaliere in attesa d’una sentenza della corte di Strasburgo che lo riabiliti entro l’anno. Neppure le schiere pentastellate, con Grillo a lanciare l’obiettivo 40% dal suo blog, dribblando le forche romane. Per tutti, la conta delle forze in campo somiglia al computo delle armate che Hitler faceva dal suo bunker, coi russi alle porte, e i sogni di gloria rischiano di rivelarsi pie illusioni.

Il quadro elettorale dipinto dalla Consulta a fine gennaio vede i due rami del Parlamento eleggibili con due diverse leggi elettorali, sostanzialmente proporzionali, in uno scenario tripolare. Nessuno dei tre schieramenti può seriamente pensare di stravincere, cioè giungere al 40%, men che meno se disunito. Nel centrosinistra i sondaggi, per quel che valgono, danno la minoranza dem intorno al 14%, praticamente alla pari con la dirigenza renziana al netto di un’eventuale lista scissoria. Poco sotto (attorno al 12-13%) Lega e Forza Italia nel centrodestra, poco sopra al 4% Fratelli d’Italia, il resto sono spicci. In questo scenario l’esito più probabile di una consultazione elettorale, anticipata entro l’anno o alla naturale scadenza del prossimo, vedrebbe i grillini, attestati al di sotto del 30%, come partito di maggioranza relativa verso cui fare muro. L’incostituzionalità dei ballottaggi che li hanno visti vincitori è un passo in tal senso. Una grossa coalizione alla tedesca, cioè un governo di larghe intese Pd-Fi, sarebbe dunque l’esito più scontato del voto. Verso i Cinquestelle si realizzerebbe così quella conventio ad excludendum che ha caratterizzato la storia repubblicana nei confronti del Pci. Cosa che, vista la faticosa ricerca di un ceto dirigente degno di questo.

MAURIZIO ZUCCARI
Giornalista e scrittore

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