Opinioni

L'esorcismo alla rovescia

ANGELA BUBBA

Forse è un'opera di vampirizzazione, un risucchio assoluto dal quotidiano e insieme un annullamento della nostra sensibilità. Però forse è anche altro. Cosa l’anno scorso abbiamo cercato su Google?

I l fatto che quelle parole siano state "Pokemon Go", "Olimpiadi di Rio", "Europei di calcio 2016", fa riflettere non solo sull'indifferenza per il dramma (nazional) contemporaneo - dramma incredibilmente articolato - ma pure sul desiderio disperato di scampare, almeno virtualmente, a un diffuso senso di tragedia e soprattutto di abitudine a questa, a un male che vediamo stemperato, donatoci poco a poco, fatto su misura per noi e quasi con amore.
In un anno come quello passato, evidentemente, fatto di guerre e ahinoi di vittime su più fronti, travagliato e fragilissimo, politicamente cruciale e ricco d'intensi colpi scena, si è preferito spostare l'attenzione su altri argomenti. Almeno nella Rete.
Negare, è quello che abbiamo fatto. E cioè non vedere, dimenticare, fuggire da quanto di più funesto è accaduto. Un gesto che ha il sapore dell'evasione, ma non fine a se stessa, un esorcismo alla rovescia che non prevede l'urlo bensì il silenzio più surreale: quello virtuale, dove se si aboliscono concetti è per paura o forse per troppo poca paura. E per troppo poca cultura, anche.
Se davvero Internet è rivelatore di cosa vogliamo, se la sincerità telematica fa rima con lo specchio delle nostre passioni (e dei nostri timori), ciò che interessa va in direzione opposta ai problemi.
Conflitti terroristici, terremoti, migliaia di migranti morti in mare, la crisi internazionale con relativa disoccupazione, e non solo giovanile: di tutto questo non c'è traccia nei nostri percorsi informatici. La dimensione ludica e quella competitiva sono andate di pari passo, nelle fantasticherie vince lo svago e lo sforzo ad esso collegato, la spensieratezza unita a una punta di resistenza. Ci sono piaciute ovvero altri tipi di lotte, altre battaglie per altro genere di traguardi.
Abbiamo perso, sul piano virtuale, qualsiasi dimensione tragica. Nella maglie della Rete non c'è ricordo né tanto meno rimozione di drammi. Forse, e smisuratamente, solo l'aspirazione ad altri scenari, scenari più umani.

ANGELA BUBBA

Articoli Correlati
Opinioni