Opinioni

La meningite una “peste” senza untori

Maurizio Zuccari

L'OPINIONE La bomba è scoppiata da tempo, ma l’eco del botto è forte e gli spezzoni cascano copiosi. È da anni che, complice la brutta stagione e qualche morto che fa sempre notizia, all’arrivo dei freddi la meningite impazza sui media e i casi di mortalità – che gli esperti giudicano nella norma – rimbalzano con toni apocalittici. E poco importa che, a eccezione della Toscana, negli ultimi anni la diffusione della malattia in Italia non si discosti dalla media, più bassa di quella europea, sia pure in leggera ascesa. Meno di 200 casi l’anno, meno di un decimo letali e per un quarto dei colpiti a forte rischio di danni permanenti, psichici e fisici. L’ha ricordato con una certa efficacia mediatica la fotografa australiana Anne Gedder, ritraendo varie personalità dello sport in una campagna pro vaccini. E quale genitore, a meno di non essere un antivaccinista inscalfibile, davanti all’immagine insieme terribile e poetica del bambinetto in collo alla fiorettista Beatrice Vio, priva di braccia e gambe per aver contratto la malattia a 11 anni, può in coscienza far finta di nulla, anziché seguire i consigli del pediatra, correre alla prima Asl e mettersi in fila coi pargoli per vaccinarli contro il morbo che impazza da nord a sud della penisola?

In Toscana, dove la questione è seria, la vaccinazione è gratis e coinvolge anche le fasce della popolazione meno a rischio, come gli ultra quarantenni. Altrove, anche a causa dei vari richiami – un vaccino non è per sempre, a differenza d’un diamante, e tantomeno utile a debellare ogni ceppo virale o batterico del male – l’esborso è di centinaia d’euro, come in Lombardia, o di un’ottantina a punturina come nel Lazio. A complicare le cose c’è infatti il fatto che la nuova peste a differenza dell’antica non ha untori, anche se alcuni accollano alle ondate migratorie pure questa disgrazia, ma varie forme. In Italia i ceppi da meningococco più diffusi sono di tipo A e B, mentre è di fatto inesistente un terzo tipo proprio dei paesi della cintura africana della meningite. Per tutti esistono, con gl’immancabili limiti e controindicazioni, altrettanti vaccini che il servizio sanitario nazionale raccomanda, disponibili gratis (tipo C) o a pagamento, con modalità variabili in ogni regione (gli altri). Il nuovo piano nazionale vaccini, uscito in autunno con la campagna della Gedder, prevede una spesa più che doppia rispetto all’attuale, pari a circa 300 milioni l’anno, con vaccinazioni di massa e la gratuità del vaccino B per i neonati. Le multinazionali del vaccino gongolano. Ma nell’attesa ogni regione fa da sé, e ognuno prega che Dio gliela mandi buona, leggendo i titoli sui giornali.

MAURIZIO ZUCCARI
Giornalista e scrittore

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