Opinioni

Ho pagato con i voucher riluttante ma non pentita

PAOLA RIZZI

Confesso: sono una datrice di lavoro che usa i voucher, riluttante ma non pentita. In una discussione nella quale, senza se e senza ma, chi sostiene ogni mezzo per ridurre  le occasioni di precarizzazione del lavoro e della vita spacciate per moderna flessibilità  secondo me sta dalla parte giusta, apro solo una finestra sul paese reale. Quello dove il padrone, per definizione sempre cattivo e interessato solo al profitto, a volte lo diventa suo malgrado.

Nella mia carriera di padrona di casa inefficiente e disordinata, mi sono sempre avvalsa dell’aiuto di collaboratori familiari regolarmente assunti. Fino a quando non mi sono trasferita in un piccolo paese. Lì l’orizzonte è cambiato: ho faticosamente trovato una signora disponibile e fidata, ma di fronte alla prospettiva di assumerla mi ha guardato terrorizzata come se la volessi consegnare ai ceppi della guardia di finanza. Stessa cosa mi è capitata con un’altra persona, in gravi difficoltà economiche, che preferiva il nero per varie ragioni famigliari  (paura di perdere altri ammortizzatori sociali legati alla disoccupazione del marito). Di fronte al mio aut aut: o ti assumo o niente lavoro, a malincuore preferiva il nero. Entrambe, bravissime persone, erano stupitissime e scandalizzate anche perché nessuno  aveva mai fatto loro proposte del genere.

Dopo sforzi non  indifferenti, sono riuscita a convincerle almeno a venire ogni tanto e ad essere pagate con i voucher, cosa che hanno subito con indulgenza come una mia stramberia e non come qualcosa che tutelava anche loro. La risposta alla richiesta di essere regolarizzate in entrambi i casi era: “Non mi conviene”. Affermazione facilmente smontabile spiegando loro le tutele, i contributi, le garanzie, le ferie pagate, la malattia. Ma negli anfratti del paese reale appunto, la strada storta arriva prima di quella dritta. Rispetto alla loro consuetudine, ho contribuito a mettere in parte in chiaro ciò che prima giaceva nell’oscurità più profonda. È meglio o peggio? Io credo un po’ meglio.
PAOLA RIZZI
@paolarizzimanca

Articoli Correlati
Opinioni