Spettacoli

Arrival, Amy Adams sta con gli alieni

Amy Adams/Arrival

CINEMA Gli alieni stavolta giungono dentro gusci che somigliano a uova giganti sospesi nel cielo e che accolgono all’interno gli umani e ogni comunicazione possibile. Con suoni o gesti, lingue da scoprire o immagini da decifrare. Perché nel notevole Arrival (nelle sale dal 19) tutto parte dalla storia del modo in cui comunichiamo. Con noi stessi e con gli altri. Il talentuoso Denis Villeneuve (di cui vedremo prossimamente Blade Runner 2049), cresciuto guardando Spielberg, Scott e Kubrick, approda a una fantascienza umanista e mette davanti agli alieni una donna, esperta linguista che cerca di capire l’altro invece che combatterlo in mezzo a una folla di uomini pronta a fare, come sempre, il contrario.

Ma per Amy Adams  davanti a che tipo di film ci troviamo?
Non al film in cui gli umani si chiedono cosa vogliono gli alieni appena arrivati, qui il nocciolo sta nel modo in cui comunichiamo, nel modo in cui ci muoviamo nel mondo e nelle scelte che facciamo.

Lei ama la fantascienza?
Più che altro mi piacciono le opere sci-fi, la mia passione per il genere si è sviluppata da ragazzina e ciò che più amo è il suo suggerire possibilità inimmaginabili.

Qui solo la donna salva dalla guerra. E nella realtà?
Sicuramente le donne hanno una capacità di gestire la tragedia e la comunicazione e una forza emotiva superiore a quelle degli uomini. Poi, certo, è nota l’incapacità di comunicare di tanti leader politici e l’incapacità degli uomini d’imparare dalla storia.

SILVIA DI PAOLA

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