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Più lavoro, meno nati (e viviamo un po' meno)

RAPPORTO ITALIA

Più occupazione, più vecchiaia, meno speranza di vita. E' il ritratto dell'Italia secondo l'Annuario statistico italiano pubblicato dall'Istat.

Nascite. In Italia si nasce sempre di meno e la speranza di vita si abbassa per la prima volta dopo molti anni di costante aumento. Nel 2015 è proseguito ancora il calo delle nascite: i nati vivi sono stati 485.780 a fronte dei 502.596 del 2014. Il quoziente di natalità, uniforme sul territorio, scende a 8,0 nati per mille abitanti da 8,3 dell'anno precedente.  L'aspettativa di vita diminuisce ma rimane comunque tra le più alte nell'Ue. Nel 2015 il numero dei decessi è cresciuto rispetto all'anno precedente e ha raggiunto le 647.571 unità (49.207 in più rispetto al 2014). La conseguenza è che la speranza di vita alla nascita (vita media), dopo anni di crescita costante, nel 2015 subisce una battuta d'arresto, passando da 80,3 anni a 80,1 anni per i maschi e da 85,0 a 84,7 anni per le femmine.

Lavoro.  Nel 2015 l'occupazione recupera anche se resta sotto i livelli del 2008 e il tasso di disoccupazione scende per la prima volta dopo 7 anni. A livello settoriale, l'Istat registra l'andamento positivo dei servizi, dove è concentrato oltre il 90% della crescita degli occupati (+173mila unità, +1,1%), unico comparto in cui i livelli occupazionali superano quelli del 2008. Quanto alla tipologia, a crescere sono esclusivamente i dipendenti (+207mila, +1,2%), mentre gli indipendenti continuano a diminuire (-0,4%).  Nel complesso gli occupati risultano 22 milioni e 465 mila, 186 mila in più del 2014 (+0,8%) ma ancora 626 mila in meno rispetto al 2008. La crescita dell'occupazione, che riguarda sia le donne (+47 mila, +0,5%) sia soprattutto gli uomini (139 mila, +1,1%), in circa la metà dei casi si è registrata nel Mezzogiorno (+94 mila), l'area che nel corso della crisi aveva subito le perdite più consistenti. 

Invecchiamento. L'Italia invecchia sempre di più: al 31 dicembre 2015 ogni 100 giovani ci sono 161,4 persone over 65, con una progressione rispetto ai 157,7 dell'anno precedente. E' la Liguria la regione con l'indice di vecchiaia più alto (246,5 anziani ogni 100 giovani) mentre quella con il valore più basso è la Campania (117,3%). In entrambi i casi, però, i valori sono in aumento rispetto al precedente anno. Nell'Ue a 28 Paesi, al 31 dicembre 2014 l'Italia si conferma al secondo posto nel processo di invecchiamento della popolazione, preceduta dalla Germania che ha circa 160 anziani ogni 100 giovani. 

Immigrazione. In Italia sono stranieri più di 8 residenti su 100, con punte di 11 su 100 al Nord, ma il ritmo di crescita è in calo. Al 31 dicembre 2015 sono 5.026.153 gli stranieri residenti in Italia, l'8,3% del totale della popolazione. C'è un incremento di 11.716 unità sull'anno precedente (+0,2%), ma è di molto inferiore rispetto alla cifra di 92.352 registrata nel corso del 2014. Il Nord-ovest è la ripartizione in cui risiede il maggior numero di stranieri (34,1%); complessivamente il Nord ne ospita il 58,6% e la proporzione fra cittadini stranieri e italiani arriva a 11 su 100, contro i circa 4 ogni 100 del Mezzogiorno.

Matrimoni. Nozze in calo nel 2014. Si passa dai 194.057 matrimoni del 2013 ai 189.765 dell'anno successivo, quasi 4.300 in meno. Il Sud resta l'area geografica dove ci si sposa di più (3,8 per mille). Il rito che gli sposi scelgono principalmente per la celebrazione delle nozze resta quello religioso, che nel 2014 ha caratterizzato il 56,9% dei matrimoni. Ma la distribuzione territoriale è molto diversa: al Nord e al Centro prevale il rito civile (scelto nel 54,9% dei casi nel Nord Ovest, nel 56% nel Nord Est e nel 51,1% al Centro) mentre nel meridione solo un matrimonio su 4 (il 25%) viene celebrato con rito civile, quasi uno su 3 (il 31,9%) nelle isole. A livello internazionale l'Italia si conferma uno dei Paesi con la nuzialità più bassa (solo Lussemburgo e Portogallo con 3 per mille hanno un quoziente inferiore al nostro). Crescono (da 88.886 del 2013 a 89.303 del 2014) le separazioni legali (con una netta prevalenza di quelle consensuali, l'84,2% del totale) mentre i divorzi subiscono una flessione scendendo da 52.943 a 52.355.

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