Opinioni

Le motivazioni dei Millenials

Maurizio Guandalini

15mila candidati per un posto da direttore di negozio dell'Esselunga. Non solo giovani e disoccupati. Anzi. È il segno di come è cambiato il trend occupazionale. Si va dove c'è posto e un posto da direttore di negozio è un signor posto che supera quello di un manager d'azienda. Detto questo ci rimane il tratto disperato del disegno del Censis che vede la generazione dei millennials (i nati dal 1980 al 1996) senza un cent e con lavoretti di giornata. Noi, per la verità, eravamo rimasti ad un altro sentiment. Molti studi dicono che i millennials stanno cambiando l'economia, meno consumismo e più condivisione. Il concetto di proprietà viene meno. Non sono interessati ad avere una macchina ma preferiscono città accoglienti, trasporti efficienti e un mangiare sano. Invece, ora, pare che non tengono l'auto perché non hanno i soldi.

Sarà. Prendiamo tutto con le molle. Queste ricerche sono dei  bollettini tragici redatti alla fine di una guerra epocale della serie è caduto tutto e non è rimasto in piedi nulla. Non ci dà una notiziona il Censis quando ci dice  che la generazione contemporanea guadagna meno dei genitori o dei nonni che, guarda caso, invece, hanno risparmiato, risparmiano e hanno una o due  case. Manca, al Censis, un piccolo dettaglio: le case, ad esempio, sono cresciute, fuori misura, di prezzo, in particolare nelle grandi città. Mentre il ragazzo di provincia può accedere a un mutuo e cavarsela con poco, nelle metropoli ti pelano, manco se va il direttore del grande negozio  si può permettere di spendere 450 mila euro per 75 metri quadri di casa. Meno male c'è la generazione dei genitori e dei nonni, il welfare straordinario dell'Italia, che continuano a coprire i buchi dei giovani alla ricerca di un lavoro che di preciso nemmeno loro sanno qual è.  Un manager di successo come Andrea Guerra dice al ventenne di non scegliere l'azienda famosa o lo stipendio ma cercare di capire con chi lavora, scelga il maestro. L'esperienza, quindi. Una recente indagine svolta su mille universitari italiani esprime una tendenza contraria:  «Lo stipendio e le opportunità sono più importanti  del sentirsi appagati». Nel rapporto Gallup  c'è scritto che i millennials  statunitensi  lavorano solo per sbarcare il lunario e la maggior parte di loro non ha un vero scopo nella vita, rendendoli apatici e indifferenti. Mi sa che qui il posto di lavoro che non c'è e i pochi cent di stipendio contano poco: forse, urge una rimotivazione della generazione più incompresa di sempre, priva di conoscenze, cioé come va il mondo, e spirito di sacrificio, cioé alzare il sedere,  pedalare, e senza troppe lagne.
MAURIZIO GUANDALINI
Economista e giornalista

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