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Le lettere minatorie nell'affaire del Salone

PROCESSO SALONE

TORINO Lettere anonime e di minacce, in alcuni casi anche di morte, contro alcuni magistrati torinesi e alcune delle parti coinvolte nel processo per calunnia a Rolando Picchioni, storico patron del Salone del Libro. Le minacce sono rivolte ai pm Gianfranco Colace e Cesare Parodi, al giudice della terza sezione penale Silvia Bersano Begey, all’imprenditore Stefano Buscaglia, parte civile nel procedimento e al suo avvocato Vittoria Maria Canavera.

Veleni che sono emersi ieri all’apertura del processo contro Picchioni. A svelare queste lettere minatorie è stato l’avvocato Vittoria Canavera, legale della parte offesa, l’imprenditore Stefano Buscaglia. Canavera ha chiesto al giudice di acquisire agli atti del processo queste missive.

In aula l’avvocato ha spiegato che nelle lettere ci sarebbero alcuni elementi idonei a ritenere che l’autore sia Angelo Buscaglia, fratello dell’imprenditore e testimone della difesa di Picchioni, rappresentata dai legali Gian Paolo e Valentina Zancan. «Questi documenti sono importanti per giudicare l’attendibilità del teste», ha spiegato Canavera a margine dell’udienza. Tra i due fratelli, infatti, ci sono dei dissapori che covano da diversi anni. Il giudice Marco Picco si è riservato di decidere e comunicherà la sua decisione nel corso della prossima udienza.

L’accusa a carico di Picchioni, sostenuta dal pm Colace, è di calunnia ai danni dell’imprenditore nel settore della comunicazione, Stefano Buscaglia, e costituisce l’incipit dell’inchiesta, ancora in corso, sui conti del Salone.

REBECCA ANVERSA

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