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L'ex dirigente Ama: Escludo Buzzi dagli illeciti

MAFIA CAPITALE

ROMA «In Ama accadevano giochi schifosi e transazioni illegittime, ma non riconducibili a Salvatore Buzzi o alle cooperative sociali». È stato un vero e proprio show la deposizione nel processo Mafia Capitale dell’ex responsabile dell’ufficio legale di Ama, Giovanni D’Onofrio, chiamato ieri a testimoniare dagli avvocati del "Tanca” Franco Panzironi, che per diverse ore ha tenuto banco nell’aula bunker di Rebibbia, sfidando e provocando i legali delle difese al punto di essere ripreso anche dalla presidente del Tribunale Rosanna Ianniello: «Lei deve fare il testimone. Non deve fare commenti o pronunciare espressioni che potrebbero risultare offensive».

Ma D’Onofrio, funzionario del ministero dell’agricoltura, è inarrestabile e fra una domanda e l’altra finisce per raccontare tutte le «angherie», a suo dire, subite in Ama, dove entrò nel 2008, con l’avvento del sindaco Alemanno, per uscirne dimissionario e «mobbizzato» nel marzo 2014, quando Ignazio Marino si era già insediato da mesi. «In quegli anni ho presentato 14 denunce allo Stato italiano - ha detto D’Onofrio - Mi sono visto recapitare una busta con un proiettile e, addirittura, ho trovato una pistola fuori dalla porta di casa. In Ama accadevano giochi schifosi e transazioni illegittime, che non erano, però, in alcun modo riconducibili alle coop sociali o a Salvatore Buzzi. Ma nessuno mi ha preso sul serio- ha proseguito D'Onofrio, aggiungendo poi in maniera ironica: «Insegnerò a mio figlio ad essere omertoso».

Solo Franco Panzironi, l’ex ad di Ama, sembrava dargli ascolto, tanto che D’Onofrio continuò a confrontarsi con lui sulle vicende della municipalizzata anche dopo le dimissioni del 2011. “Eravamo e siamo amici. Io mi sfogavo con lui anche dopo il suo addio. Parlavamo di Ama come due giocatori che hanno giocato la stessa partita”.

Nel corso dell’udienza, D’Onofrio, che venne anche coinvolto e poi assolto nel processo Parentopoli, ha ricostruito molte delle intercettazioni che lo vedevano protagonista, rifugiandosi tuttavia dietro al segreto di Stato di fronte ad una domanda dell’avvocato di parte civile dell’associazione Libera Giulio Vasaturo, puntiglioso nel chiedere spiegazioni su una cena, presente negli atti giudiziari, fra lui, Panzironi e un presunto uomo dei servizi segreti. “Non posso rivelare la sua identità, si tratta di un soggetto appartenente al Sisde, un ex collega, dato che anche io facevo parte dei servizi”, ha affermato D’Onofrio, rivelando un particolare inedito, ma non esclusivo negli anni in Campidoglio di Gianni Alemanno, che si avvalse anche della consulenza dell’ex direttore del Sisde Mario Mori per mettere al “sicuro” la capitale.

MARCO CARTA

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