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A caccia del figlio nei caruggi di Genova

Libri/Bruno Morchio

INTERVISTA Un detective che è un paradosso, Bacci Pagano, protagonista dei gialli di Bruno Morchio, finalista al premio Scerbanenco con “Le fragili verità” (Garzanti, p. 205 euro 16,90). Disincantato e disilluso, non crede nella giustizia ma ogni volta rischia la pelle per trovare la verità, della quale peraltro riconosce tutta la precaria fragilità. “Un pessimista dell’intelligenza, ottimista della volontà” direbbe Gramsci. Nella sua ultima avventura si trova a cercare un ragazzo di 16 anni, Giovanni, cresciuto in una favela della Colombia e adottato da una famiglia genovese.

Che senso di responsabilità sente il detective verso questo ragazzo?
Gli adolescenti, il loro malessere sono il simbolo dell’umanità dolente, dei rifiuti perdenti della globalizzazione. Allo stesso tempo lui è figlio adottivo d’una ricca famiglia borghese. Bacci sente la responsabilità di ricomporre una vita spezzata.

Lei è uno psicologo. Quali sono le problematiche di questo tipo di adozione?
Il punto fondamentale è aiutare figli e genitori, ad accettare un passato che la scelta adottiva vorrebbe rimuovere e cancellare. Solo ricostruendo un passato costellato a volte di violenza, abusi e trascuratezze, cercando quanto di buono poteva contenere, si può andare da qualche parte.

Nel libro c’è molto Sudamerica, le Farc, Che Guevara. Di recente è morto Fidel Castro. Sente nostalgia per un certo tipo di rivoluzione?
Sento nostalgia per un’epoca in cui si poteva pensare che un altro mondo è possibile. La rivoluzione cubana ha dovuto misurarsi con il destino d’essere l’isola così prossima al baluardo del capitalismo, e la vita dei cubani non è stata certo il paradiso terrestre. Quanto al Che, rimane un mio mito di rivoluzionario.

Nel libro altra protagonista è Genova, i suoi vicoli, la sua toponomastica. Cosa ha di unico?
Genova ha scelto di inglobare il resto del mondo non confinandolo nelle periferie, ma inserendolo nel suo cuore storico. I suoi vicoli sono una ricca combinazione di colori e di lingue. La sua bellezza bisogna saperla scoprire, ma il paesaggio dei carruggi è unico al mondo. 
ANTONELLA FIORI
@aflowerinlife

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