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L'arte in 3D grazie ai sarti digitali

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L’arte stampata in 3D. Un’arte spesso da ricostruire, perché usurata dal tempo o distrutta dall’uomo con le sue azioni scellerate. Come è avvenuto con il tempio di Bel a Palmira, riportato in vita a migliaia di chilometri di distanza con un  lavoro di sette lunghi mesi grazie ad un team trasversale di architetti, grafici, designer. A ridare nuova vita alle meraviglie architettoniche e museali ci pensa Tryeco 2.0, realtà del ferrarese che declina la ricerca artigiana con le nuove tecnologie applicate ai beni culturali. La loro sede è nell’ex caserma dei Vigili del Fuoco, all’interno della Factory Grisù: duecento metri quadrati di open space con una parte di progettazione e un laboratorio di stampanti 3D, tre già in dotazione e una quarta in arrivo. “Siamo stati i primi in Italia a dotarci di una stampante 3D a colore in quadricomia. E tutto questo nel lontano 2010”, precisa con orgoglio Matteo Fabbri, 41enne di Ferrara, laureato in architettura con una tesi di restauro sfociata nell’impresa digitale.

L'idea di Tryeco 2.0 è nata collaborando presso la facoltà di architettura dell’università di Ferrara. “Dopo due anni di assegno di ricerca e una docenza a contratto abbiamo deciso di fare un’impresa vera e propria su quello che avevamo imparato”, afferma Fabbri, in società con Roberto Meschini, Mattia Toselli e Federico Balboni. Si tratta di veri e propri sarti restauratori in salsa digitale, impegnati in quella che loro stessi definiscono una ‘creative maker farm’.

«Siamo contattati soprattutto in fase di restauro negli ambiti architettonico, turistico e artistico. Siamo un sopporto tecnologico per tutti i direttori di musei, tecnici e operatori dell’arte perché andiamo a integrare le loro competenze». All’attivo il team ferrarese ha  anche la creazione di un percorso per non vedenti, la costruzione di coppe per il Museo Egizio di Torino e contenuti per applicazioni interattive.

GIAMPAOLO COLLETTI
@gpcolletti

 

 

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