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In aula Nieri non convince i Pm

MAFIA CAPITALE

ROMA In un primo momento ha affermato di non aver mai chiesto favori o posti di lavoro a Salvatore Buzzi. «Con lui avevo solo rapporti istituzionali». Poi però, nel corso dell’udienza del processo Mafia Capitale, l’ex vicesindaco Luigi Nieri, ascoltato ieri in veste di testimone, si è ritrovato a correggere il tiro, di fronte alle obiezioni sollevate dalle domande dei legali. «A Buzzi non ho mai chiesto assunzioni. È possibile che abbiamo rappresentato situazioni di disagio di persone che neanche conoscevamo». Ma la sua deposizione potrebbe non aver convinto appieno la procura, anche perché, molte delle intercettazioni agli atti sembrerebbero disegnare un quadro diverso.

In una telefonata letta in aula dal pm Luca Tescaroli, ad esempio, c’è Salvatore Buzzi, che si lamenta con l’ex consigliera capitolina Anna Maria Cesaretti dell’indolenza dell’ex vicesindaco di Ignazio Marino: «Per me è fuso il ragazzo - dice Buzzi di Nieri - e mentre dicevo sta cosa, se mi aiutava per far crescere la cooperativa, me chiedeva: ma mi puoi assume questo?». In un altro caso, invece, si sente l’ex presidente della 29 giugno che annuncia ad un membro della segreteria di Nieri l’esito positivo di un colloquio. «M’avete segnalato un certo Barbieri, l’abbiamo preso dico». Lo stesso Salvatore Buzzi, al termine della sua deposizione, ha preso la parola per ricordare come l’assunzione di Massimo Muccheri avvenne su richiesta di Nieri. «Abbiamo assunto anche la moglie di Muccheri. Il loro matrimonio fu celebrato da Nieri in Campidoglio e io ero fra gli invitati».

Eppure su questi, come sugli altri nominativi fatti in aula dall’avvocato di Buzzi, Piergerardo Santoro, Nieri ha respinto al mittente ogni accusa, precisando, inoltre, di non aver chiesto a Buzzi nemmeno l’assunzione del suo ex capo segreteria Andrea Bianchi, che si dimise dalla sua carica politica, dopo che emersero delle incongruenze sul suo titolo di studio, per poi essere assunto dalla 29 Giugno. «Dopo le dimissioni ho perso i rapporti con lui», ha detto Nieri, che più volte, invece, ha rivendicato la delibera sul patrimonio dell’ottobre 2014 che affidava in concessione gli stabili di via Pomona alla cooperativa 29 giugno ad un canone mensile di 1.229,40 euro, una cifra di gran lunga inferiore ai 6.147 euro mensili, stimati dal dipartimento. «Ci fu lo sconto perché era una Onlus. Prima di quella delibera, la coop 29 giugno non pagava nessun affitto».

MARCO CARTA

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