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Mafia Capitale, la coop fantasma del Nero

MAFIA CAPITALE

ROMA Una scatola vuota dove far confluire i guadagni di Massimo Carminati. La procura è convinta di aver quasi chiuso il cerchio intorno alla cooperativa Cosma, che si occupava della manutenzione del verde all’Eur, annoverando fra i dipendenti anche Alessia Marini, compagna dello stesso Carminati. Secondo le nuove carte depositate ieri nel corso dell’udienza del processo Mafia Capitale, esclusa la Marini, la cui assunzione viene ritenuta «pretestuosa», dei sei lavoratori effettivi in carico alla coop, ha sottolineato il pm Luca Tescaroli, gli accertamenti presso la banca dati Inps avrebbero dato esito positivo solo per una persona. E questo, per l’accusa, rafforzerebbe il sospetto già evidenziato dai carabinieri del Ros in fase di indagini, secondo cui, «per permettere il rientro dei capitali in favore di Carminati veniva fatto ricorso all'utilizzo della cooperativa, nella quale far transitare, almeno ufficialmente, i proventi dovuti a Carminati in relazione alle attività illecite perpetrate dal sodalizio per il tramite delle cooperative sociali sotto la sfera di influenza dello stesso».

I protagonisti dell’udienza nell’aula bunker di Rebibbia, invece, sono stati soprattutto la senatrice Pd Daniela Valentini e il prefetto Goffredo Sottile, ex commissario all’emergenza rifiuti, entrambi citati in veste di testimone da Salvatore Sciullo, legale dell’ex dg di Ama Giovanni Fiscon. Alla senatrice, la procura ha chiesto conto di alcune intercettazioni agli atti in cui Buzzi riferiva il suo malessere di quando nel 2001 abbandonò la poltrona di presidente dell’Ama per diventare assessore al commercio del comune di Roma. «Quando Veltroni la chiamò stava quasi a piagne -  affermava Buzzi, secondo cui la Valentini era preoccupata soprattutto per la drastica riduzione del suo compenso, che passava da 300 mila euro annui a "soli" 4mila euro mensili. «Se je dico de no, quello me se inc.... Io ho fatto un mutuo, ho fatto impegni», aggiungeva Buzzi riportandone il presunto sfogo, prima di  concludere con una sua personale riflessione: «Gli assessori se non rubano, non pigliano un c...».

Nell’intercettazione, il cui contenuto è stato contestato con vigore dalla stessa Valentini, «il linguaggio non è proprio il mio, non mi riconosco», Buzzi si vantava anche di essere stato a casa sua e di averle organizzato due campagne elettorali. Ma queste circostanze, oltre ad essere negate dalla senatrice, sono state poi smentite anche dallo stesso Buzzi, che ha ammesso di averle raccontate al suo interlocutore solo per vantarsi. Tuttavia la sua deposizione non ha pienamente convinto la procura, anche perché, in un primo momento la Valentini ha dichiarato di non aver sentito Buzzi negli ultimi anni, poi ha rettificato le sue parole, di fronte alle contestazioni del pm Tescaroli, secondo cui fra i due, tra il giugno il 2013 e il novembre del 2014, sarebbero intercorsi circa 15 sms, molti dei quali venivano spediti dall’ex presidente della 29 giugno in maniera seriale a centinaia di persone per informarli sull’attività della coop. «Non ricordo il motivo per avere contatti con Buzzi. Se li ho avuti, può darsi pure, ma non avevamo niente da dirci - ha replicato la Valentini, che solo in un caso rispose agli sms, complimentandosi per un articolo del 30/10/2013 uscito sulla Repubblica: «Io lo so che siete sempre i meglio». «Se lui mi avesse chiamato - ha poi detto la senatrice - io ci avrei parlato tranquillamente. Non potevo pensare che ci fosse questo marciume dietro».

Dopo di lei, a sfilare di fronte ai giudici della X sezione penale, è stato il turno del prefetto Goffredo Sottile, attualmente in pensione, il quale ha ricordato quando da commissario straordinario, fra il 2012 e il 2013, si ritrovò a gestire l’emergenza rifiuti a Roma. «Si stava chiudendo Malagrotta - ha affermato Sottile - e c’era il problema di trovare una nuova discarica sostitutiva. Roma aveva il pericolo di finire in ecoballe, come a Napoli, senza sapere dove mettere i rifiuti. Eppure l’11 aprile del 2013 - ha aggiunto Sottile - abbiamo conseguito un obiettivo impensabile, ossia che tutto il rifiuto venisse trattato, in modo che potesse essere portato fuori dalla regione Lazio. In tutto ciò, l’Ama era il mio braccio operativo ed era facile dialogare anche perché io avevo il coltello dalla parte del manico: se le cose non fossero andate bene io avevo anche la possibilità di scioglierla. Dentro Ama - ha poi concluso Sottile - avevo rapporti soprattutto con Giovanni Fiscon, con la dottoressa Giovanna Anelli e con la dottoressa Paola Muraro», l’attuale assessore all’ambiente, che all’epoca dei fatti risultava essere una semplice consulente della municipalizzata.

MARCO CARTA

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