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Il papà di Zhang: Voglio la verità su mia figlia

STUDENTESSA TRAVOLTA

ROMA «Durante il viaggio per Roma ho pensato a un rapimento, a un riscatto, non mi sarei mai immaginato di rivederla in obitorio. Aveva ancora gli occhi aperti e le macchie di sangue addosso, ho provato a scuoterla» Sono le parole piene di dolore del padre di Zhang Yao, la studentessa cinese morta a 20 anni per aver cercato di recuperare la borsa che tre balordi, ancora ricercati, le avevano strappato lo scorso lunedì a pochi passi dall’Ufficio immigrazione, a Tor Sapienza.

Il quartiere ieri ha ospitato una cerimonia per ricordare la ragazza, davanti alla stazione, non lontano dal punto in cui la giovane è stata investita da un treno. «Un proverbio cinese dice: È una tragedia quando una persona con i capelli bianchi deve salutare una giovane. Non è possibile che sia successa una cosa del genere a due passi dalla Questura. Prego tutti di aiutare la polizia per scoprire come è morta mia figlia. Ho fiducia nella polizia. Io ho perso mia figlia ma per la sicurezza di tutti spero si possa fare qualcosa. Da papà voglio la verità, non solo per la mia famiglia e per mia figlia, ma per tutti» ha proseguito il papà, accompagnato da un fratello. Alla manifestazione hanno partecipato oltre 200 persone, quasi tutte appartenenti alla comunità cinese, che nei giorni scorsi avevano lamentato l’alto numero di rapine e aggressioni nei loro confronti in zona. E mentre gli investigatori sono al lavoro anche con i capi famiglia del vicino campo rom per farsi consegnare i tre rapinatori, ieri è stato ritrovato un cellulare da un inviato della trasmissione “Chi l’ha visto”, non lontano dal luogo dell’investimento. Il telefono è stato acquisito dalla squadra mobile.

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