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A Saronno in tanti sapevano dei decessi

Saronno

SARONNO  Le quattro uccisioni di pazienti contestate all’anestesista e all’infermiera arrestati a Saronno (più quella del marito di lei) potrebbero non raccontare tutto quello che è successo. Tra cartelle cliniche sequestrate e sospetti di omertà le indagini stanno scuotendo a fondo l’ospedale e il pronto soccorso al centro della vicenda. Le voci di corridoio sulle anomalie nelle cure che il medico dedicava ai suoi pazienti erano molte, sostengono le pagine dell’ordinanza di custodia cautelare. Per la Procura e il gip di Busto Arsizio molti in ospedale, pur sapendo quello che stava avvenendo, hanno preferito tacere. Anzi, tra gli indagati c’è anche una dottoressa in scadenza di contratto che un anno fa avrebbe ottenuto l’assunzione dopo aver ricattato di rivelare tutto quanto stava accadendo: «Se io il 24 settembre però non ho un lavoro, io faccio scoppiare un casino! E ho le carte in mano per farlo scoppiare davvero». L’unica a rompere il silenzio è stata un’infermiera nel 2014, con una querela alla Procura di Busto Arsizio, atto che ha dato il via alle indagini. Nel registro degli indagati sono stati iscritti 14 fra medici e dirigenti della struttura sanitaria per ipotesi di reato che vanno dall’omessa denuncia, al favoreggiamento personale, al falso ideologico. In alcune intercettazioni dei colloqui fra dipendenti fatte ascoltare a Pomeriggio 5 si dice. «Li ammazzava?», chiede una dipendente; «Sì, gli faceva il propofol in endovena», risponde un altro dipendente; «È una terapia eccessiva?», chiede la prima; «Sì l’ha ammazzato, gli ha fatto una roba, quella che ha ucciso Michael Jackson», risponde il secondo soggetto. 
Intanto sono diventate oltre ottanta le cartelle cliniche compilate tra il 2011 e il 2014 sequestrate dai carabinieri per essere esaminate per cercare di capire se ci siano anomalie nei decessi registrati dal medico finito in carcere.
È stata aperta anche un’inchiesta amministrativa per  i mancati controlli e per responsabilità procedurali. «Adesso - ha detto l’assessore alla sanità della regione Lombardia, Giulio Gallera - mettiamo in campo una commissione di inchiesta per capire se negli anni scorsi la dirigenza sanitaria ha agito con lo scrupolo necessario e se non si potesse avere un’evidenza di quello che succedeva o se invece sono stati sottovalutati alcuni elementi o ci sono delle responsabilità».  

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