Opinioni

Il muro burocratico

Maurizio Guandalini

Mettiamola così. Oggi non si può licenziare un dirigente della pubblica amministrazione che non si comporta bene. La Corte Costituzionale ha stabilito che le decisioni prese dal Governo sono illegittime, non valgono, perché occorre, per essere esecutive, il parere favorevole di tutte le regioni italiane. Burocrazia opprimente. Nostrana. Un assist a chi, attraverso il referendum del 4 dicembre, vuole cambiare – proprio quelle norme che stabiliscono le competenze Stato e Regioni - parti della Costituzione, perché hanno fatto il loro tempo.
Ma non è una novità. Lo vediamo con il terremoto. La burocrazia, i tempi lunghi, carte e scartoffie la fanno da padrone. Decreti su decreti per sbloccare qualche spicciolo e rendere operative le scelte (non stupiamoci se ad Amatrice o ad Arquata ci sono ancora le macerie per le strade). Eppoi altri provvedimenti del Governo per velocizzare e semplificare. Tanto è vero che Renzi ha aumentato i poteri di sindaci e del capo della protezione civile in modo da saltare l'impasse, timbri contro timbri, ricorsi contro ricorsi, in attesa del parere di un tribunale che blocca per anni i lavori.

Questa è l'immagine dell'Italia nel mondo. Vale anche per disastri e  alluvioni. Le esondazioni dei fiumi dai canali sono il risultato di rimpalli tra amministrazioni pubbliche, enti, dimenticanze volute, frutto di un svogliato andamento (lento). Spesso basta una manutenzione accorta dei letti d'acqua, una pulizia meticolosa o la costruzione di nuovi ponti in ferro, ad una sola campata, per far sì che le piene scorrano velocemente: però non si contano i ritardi dei progetti, per spostare una pratica da un tavolo all'altro, la burocrazia cerca di fare muro contro il cambiamento, le regioni (che andrebbero soppresse e riesumate le province), un ginepraio di sprechi su sprechi, vogliono continuare a decidere e buttare soldi dello Stato. Stupisce risentire l'eco di un ritorno salvifico, da pensionato di villa arzilla, di chi ha governato per vent'anni senza cavare un ragno dal buco. Come stupisce risentire l'aria asfissiante di eventuali arrembaggi  di governi tecnici. In un articolo di Paolo Bracalini, su Il Giornale, non ci ha stupito più di tanto leggere che, memori della filosofia che i figli so' piezz'e core, i cosiddetti tecnici al Governo, il primo memo al quale hanno pensato di assolvere è stato quello di sistemare al meglio, nei posti che contano, senza cv e trafile burocratiche, i loro figli. Sarà un caso che questi tecnici, nella maggior parte dei casi, voteranno No il 4 dicembre?
MAURIZIO GUANDALINI
Economista e scrittore

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