Opinioni

Uomini in marcia con le donne

PAOLA RIZZI

Non una di meno, è lo slogan della manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne di sabato 26 novembre il cui nome si ispira ai cortei latino americane Ni una menos, in  cui  migliaia di persone hanno protestato dopo il ritrovamento del corpo martoriato e stuprato di una sedicenne argentina. Che non sia solo un modo di dire o un semplice rituale lo dicono i numeri: dall'inizio dell'anno ad oggi sono 123 le vittime di  femminicidio, ossia uccise da un uomo, spesso un compagno o un ex. A dispetto di un calo verticale degli altri crimini in Italia,  la quota di donne ammazzate resta più o meno stabile, circa il 30 per cento di tutti gli omicidi, una percentuale altissima. La manifestazione tra gli obiettivi concreti ha il rilancio dei centri antiviolenza  finiti sotto la scure della spending review e un piano efficace di prevenzione. Giusto. Tutto ciò che aiuta le  vittime di violenza e di stalking  va sostenuto e sicuramente le istituzioni  devono fare di più.

Detto questo, a me pare abbastanza chiaro che la violenza sulle donne sia soprattutto un problema degli uomini. Se usciamo dal caso singolo, da ogni specifico intreccio tra un aguzzino e la sua vittima, le storie che si susseguono hanno spesso un punto in comune: i persecutori hanno reagito con violenza a quello che hanno vissuto come un affronto alla loro egemonia. Sempre meno le vittime sono donne fragili e indifese che subiscono, sempre più spesso sono donne indipendenti che recuperano la loro libertà, contro cui gli uomini, alcuni di loro, reagiscono  aggrappandosi a metodi primordiali e criminali. Anche le modalità: bruciare, sfregiare, martoriare le vittime più che raptus sembrano rituali di cancellazione dell’identità ribelle dell’altra. Timidamente si diffondono in Italia circoli di uomini, come Maschile Plurale e altri, che riflettono sul  rapporto con l’altro sesso e la violenza di genere.  E aprono centri di aiuto non solo alle vittime ma anche ai maschi che riconoscono e  affrontano quel lato oscuro dentro di loro.  Alcuni gruppi di uomini hanno chiesto di partecipare in forze alla manifestazione di sabato. È il segnale che qualcosa si muove, a livello profondo e culturale.  All’inizio era stato risposto con fastidio da alcune organizzatrici  sì, ma in coda, come se fosse un’occupazione indebita, per rimarcare le differenze tra il mondo delle potenziali vittime e il mondo dei potenziali carnefici. Il minacciato apartheid è poi rientrato, per fortuna il muro rosa è stato abbattuto e lo stereotipo al contrario forse sconfitto. Meno male: se ad una manifestazione contro la violenza sulle donne ci fossero più maschi che femmine non sarebbe un’usurpazione, ma una bella, bellissima notizia.
PAOLA RIZZI
Giornalista @paolarizzimanca

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