Opinioni

Mediocrità e lentezza sono rassicuranti

Maurizio Guandalini

Al referendum vinceranno i No perché il premier è antipatico? Renzi ha ammesso di essere cattivo (e antipatico). L’amico Farinetti, di Eataly, gli ha consigliato di ritornare simpatico (e alla buona). Meno primo della classe. Con un tocco di felicità. In Italia, la cattiveria dovrebbe essere il primo attributo per governare e, l’antipatia, il ginseng naturale per fare le scelte 'pesanti' che servono. Il punto è che tutti coloro che hanno trovato il volante di Palazzo Chigi hanno fatto  i piacioni attenti a non scontentare gli elettori.   Ci sono voluti vent’anni per avviare un processo di disamore verso il Cavaliere che è campato  sul milione di posti di lavoro che nessuno ha visto. Il tecnico Monti appena ha randellato a destra e a manca l’hanno rispedito in Bocconi. Renzi è una caratura sui generis. Gli italiani ce l’hanno con la ‘vecchia’ politica ma il giovane al potere, a pelle,  dà fastidio. Ancora di più se si muove, promette quello che mantiene - certo, quello che può, non è Superman -,  si dà da fare, va, smonta: la troppa agitazione disorienta e crea invidia. Invece di dare una mano meglio buttarlo nel fosso. È  la vittoria della lentezza sicura. Il disordine ordinato. La mediocrità. Il genere neutro. E infatti l’amore verso Renzi è durato un battito d’ali, di seguito meglio tirare i remi in barca, perché non si sa fino  dove si può spingere. 
La polemica con l’Europa: non si è mai visto un premier italiano così diretto che non le manda a dire. Gli italiani chiedono il muso duro da anni. Ebbene, sono già iniziate le lezioncine di coloro che all’Europa bisogna portare rispetto, che il silenzio è d’oro e altre della serie. E pensare che la posta in gioco del referendum del 4 dicembre è proprio quella di ritrovarsi un’Italia senza premier, con lo spread alle stelle (sbaglia Renzi a sottovalutare il problema) e l’Europa che, a gennaio 2017, ci presenta il conto con gli interessi (e tasse per tutti). Il potere non è mai simpatico. Meglio quelli che arrivano primi ma non vincono. Non si spiegherebbe perché i giovani sono per il No al referendum costituzionale, cioè un No al cambiamento (possibile), a dispetto di un Sì sostenuto da un premier giovane  che della gioventù ha fatto la sua cifra di governo (e di programma). Sarà che i giovani non sono poi così interessati a votare? O sarà che ai giovani non va mai bene niente, basta dire No? O sarà che ai giovani va ripassata un po’ di storia contemporanea e quindi cosa vuol dire governare l’Italia? O sarà che questo Paese per risultare simpatico deve mettere un comico a capo del Governo?

MAURIZIO GUANDALINI
economista e giornalista

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