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Il futuro di Internet e l'incognita Trump

INTERNET

WEB Molte cose relative a Internet stavano cambiando nell’ultimo periodo. Fino a poco tempo fa l’ICANN, l’organismo No profit californiano che governa la Rete assegnando gli indirizzi Ip, era soggetto al controllo del governo statunitense. Poi sono stati avviati dei passi per internazionalizzare il governo di Internet e garantirne la neutralità. Ora l’elezione di  Donald Trump crea fibrillazioni nel timore che possano esserci passi indietro sul principio per cui è vietato ai provider di creare “corsie preferenziali”. La supervisione dell’ICANN da ottobre, è stata ufficialmente ceduta dagli Stati Uniti a favore di un approccio “multi stakeholder”, che prevede l'apporto di molti attori diversi (tra cui i principali player del web, le grandi aziende che hanno scritto a Trump per dirsi a favore della neutralità di Internet). Però Trump nel 2014 attaccò le scelte di Obama in favore della neutralità della Rete. E sul sito della campagna elettorale di Trump è stata pubblicata una nota secondo cui «gli Stati Uniti non dovrebbero cedere il controllo di Internet all’Onu e alla comunità internazionale». Per i supporter di Trump la libertà di Internet è stata garantita proprio dalla supervisione degli Stati Uniti, grazie ai loro valori fondanti. Mentre ora ad avere voce in capitolo sarebbero anche realtà come la Cina e la Russia, che hanno una lunga storia di tentativi di imporre una censura online. Il tema è stato dibattuto all’Internet Governance Forum svoltosi a Venezia il 14 e 15 novembre: «Indietro non si torna, i repubblicani sono arrivati tardi per bloccare questo processo, il passaggio è ormai in vigore», spiega Stefano Trumpy, presidente del capitolo italiano dell’Internet Society.

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