Opinioni

Soldi al Sud arriva la svolta

Maurizio Guandalini

Chissà se Renzi, al Presidente della Cina, in Sardegna, avrà parlato di Briatore e dei pastori di Bitti. Flavio, il  Trump italiano, ci aveva visto bene quando innestò la quarta ad abbracciare la causa del pecorino sardo, così poco conosciuto ma molto imitato (e contraffatto), tuonando contro il monopolio dei trasformatori che pagano poco i pastori costringendoli  ad una vita da disperati. «Ci piace il cibo italiano», ha detto Xi Jinping che ha suggerito di vendere olio, vino e formaggi sulla piattaforma online Alibaba. Intanto i pastori di Bitti, consulente Briatore, hanno iniziato a vendere il latte a km zero a scuole, ospedali e alberghi sardi, alla faccia dei monopolisti della distribuzione, mentre il pecorino, quello vero e buono, troneggia sulle tavole dei ristoranti che contano. L’esempio sardo ci serve a tracciare una tendenza. Il Pil del Sud Italia è ricominciato a salire perché ha puntato su due filoni d’oro:  prodotti agroalimentari e turismo, le ricchezze  in casa per troppo tempo tenute sottovuoto.  Concedere nel 2017 gli sgravi fiscali a chi assume al Sud  asseconda una svolta.

Molti giovani hanno avviato aziende agricole (per la Coldiretti le imprese al Sud under 35 nei primi nove mesi 2016 sono cresciute di 34.334): presa la laurea  hanno deciso di sporcarsi le mani e curare le filiere dei prodotti alimentari locali, in Puglia come in Sicilia. È urgente correre perché nel turismo, alberghi e agriturismo, fino ai campeggi,  paghiamo le indolenze di anni: strutture così così e prezzi alti. Non si va da nessuna parte con buchi del genere. Può veleggiare una stagione perché gli italiani scelgono le vacanze indigene, per paura degli attentati, ma la stagione dopo ci si ritrova punto e a capo. Sulla ricettività però non sarei per imbastire una causa di colpa eterna anche perché andando a Formentera o in qualche isola greca non è che si trova tutto questo perfezionismo. Ci fregano sul conto. E probabilmente anche nei servizi di trasporto. Non si spiega perché sulle Baleari arrivano 49 compagnie aeree mentre in Sardegna solo 9. Non dimenticherò mai, qualche anno fa, il nulla di fatto di una cooperativa di giovani, in Sardegna, che avrebbe dovuto raccogliere, attraverso un servizio navetta, i turisti disseminati nei vari villaggi. Finanziamenti anche dall’Europa belli che pronti, tutto a puntino,  ma all’ultimo momento saltò l’ambaradan perché ad alcuni giovani reclutati non gli andava di lavorare anche il sabato e la domenica. Ca va sans dire.
MAURIZIO GUANDALINI
Economista e giornalista

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