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Grazie Metro, sei davvero un giornale gigantesco

GIAMPAOLO ROIDI

Oggi è un giorno importante per il mondo dell’informazione in Italia, e certo non perché dopo 12 anni cambia il direttore di Metro. Stamattina entra in vigore la nuova legge sull’editoria, che potrebbe migliorare non poco la qualità della democrazia. Un valore che si misura, da sempre, valutando l’indipendenza e l’autonomia della stampa (si dice ancora così). In Italia l’informazione è libera, più di quanto sostengano le statistiche e un certo populismo di maniera. Libera sì, ma debole, fiaccata da otto anni di crisi economica, che ne ha minato la solidità, la forza per resistere alle pressioni del Potere.

Otto anni in cui sono crollati gli investimenti pubblicitari sui giornali (-60/70%), i finanziamenti pubblici all’editoria, ed è venuta meno la propensione al consumo di informazione da parte dei cittadini, costretti a far quadrare i conti familiari anche con piccoli tagli quotidiani. Risultato: un intero comparto economico crollato, decine di giornali e televisioni che hanno chiuso, centinaia le ristrutturazioni aziendali, migliaia di giornalisti disoccupati. Sono sopravvissuti i grandi network e i gruppi editoriali più potenti. Tante, tantissime voci libere e indipendenti sono rimaste mute.

Qualche colpa ce l’abbiamo anche noi, intendiamoci, giornalisti ed editori in misura diversa. Non ci siamo battuti abbastanza per difendere e riaffermare il valore sociale del nostro “prodotto”, in teoria un bene di prima necessità a cui nessuno dovrebbe rinunciare. Non siamo stati capaci di innovare a sufficienza i modelli economici e gestionali, pensando molto a ridurre i costi e poco a sviluppare idee nuove, progetti capaci di trasformare concretamente la crisi in una opportunità. Abbiamo perso coraggio e creatività, non solo fatturato e posti di lavoro.

Ora arriva una legge, la 198 del 26 ottobre 2016, che (sulla carta) pone le basi per una difesa e un rilancio del sistema dell’informazione, attraverso meccanismi di finanziamento e supporto economico ai media, basati sulla qualità del prodotto e l’indipendenza delle società editrici. Renzi ha promesso i decreti attuativi entro fine anno per renderla operativa. La riforma è urgente. Potrebbe far ripartire un motore ingolfato. Completiamola subito, non permettiamo che la scatola resti vuota.

Alla nuova legge sull’editoria e al futuro prossimo dell’informazione dedico questo mio ultimo editoriale su Metro. Dopo 12 anni lascio la guida del primo quotidiano gratuito italiano, il più letto nel mondo (con le sue 67 edizioni internazionali), che negli ultimi tre lustri ha contribuito alla diffusione di un’informazione libera e seria, accompagnando (in molti casi, iniziando) alla lettura del quotidiano del mattino milioni di persone nelle città, grazie a un “format svedese” diventato col tempo universale e replicato da editori in quattro continenti. Un format di informazione chiara, sintetica, originale.

Ai giornalisti di Metro, generosi e appassionati compagni di viaggio (è stato un onore e un privilegio lavorare con voi, siamo stati una squadra vincente), ai collaboratori esterni (eroici), ai poligrafici, ai dirigenti e agli impiegati di tutti i reparti, e soprattutto ai lettori di questo piccolo ma gigantesco giornale (da oggi sono dei vostri) va il mio grazie e la mia riconoscenza. Senza tanta testardaggine non  ce l’avremmo fatta a resistere alle intemperie.

Un grazie particolare all’editore, Mario Farina. Con lui ho condiviso sette anni di duro lavoro col mare spesso in tempesta. Insieme abbiamo fatto di Metro il “gratuito” più letto in Italia, e siamo riusciti a difendere un’invidiabile quota di mercato (secondo l’ultima rilevazione, i nostri lettori sono in aumento). Purtroppo per entrambi sono stati gli anni più difficili nella storia della carta stampata, e così oggi le nostre strade si dividono.

A Stefano Pacifici (cronista di razza e persona perbene), che oggi prenderà il timone, il mio sincero in bocca al lupo. So che farai tuo il nostro motto. Fatti chiari, amicizia lunga.

GIAMPAOLO ROIDI

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