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Usa, un voto che arriva fino al nostro referendum

L'intervista

MILANO È il voto della protesta che in Italia potrebbe arrivare come un’onda lunga fino al 4 dicembre. Il giorno del referendum costituzionale. Roberto Biorcio è professore di sociologia politica all’Università Bicocca di Milano.
Lei è stato uno dei primi  studiare il fenomeno delle Lega. Siamo ancora al voto di pancia?
Siamo al voto di protesta. Dell’antisistema contro il sistema.
La morte definitiva delle ideologie?
Gli schieramenti sono diventati contrapposizione tra la continuità e il cambiamento.
Indipendentemente da cosa significhi cambiamento.
Sì. Il voto americano mostra come ci sia un’area di insofferenza che indirizza il malcontento verso chi ha amministrato la politica. Trump proponeva un cambiamento e indipendentemente dalla qualità della proposta è andato a votare con convinzione chi non voleva la continuità rappresentata dalla Clinton.
La Brexit pochi mesi fa e oggi Trump: cambiare per andare dove?
C’è una forte dicotomia tra la globalizzazione neoliberista e la sensazione che le condizioni di vita ed economiche stiano peggiorando. È lì che si innesta il voto di rottura su cui Trump ha fatto leva. Parlando di economia nazionale, dazi, muri, ha inteso intercettare quel voto lì.
L’onda lunga di questo voto potrà arrivare anche all’Italia e al referendum?
È un voto strano, con una doppia valenza. Apparentemente il sì è per il cambiamento anche se non se ne capiscono bene i contenuti. Ma è il governo a proporlo, e quindi potrebbe arrivare un messaggio di contiguità rispetto al sistema. Quindi si potrebbero mischiare le carte e i cittadini potrebbero votare no proprio per esprimere paradossalmente questa esigenza di voltare pagina. La personalizzazione del voto che il premier Renzi sta comunque attuando non aiuterebbe, in questo caso, a sottolineare il messaggio di rottura e di novità che il Sì vorrebbe rappresentare.
STEFANIA DIVERTITO

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