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Diventare una pianta per non fare più del male

libri/Han Kang

INTERVISTA   “La vegetariana”, (Adelphi, p. 176, euro 18) ha vinto l’edizione 2016 del Man Booker International Prize, il più importante premio letterario dedicato alla narrativa tradotta in inglese del Regno Unito. Scritto da un’autrice coreana di 45 anni, Han Kang, racconta la storia di una donna, che decide di diventare vegetariana volendo vivere una vita più simile a quella di una pianta, dopo aver avuto degli incubi ricorrenti.

In Corea del Sud le persone che scelgono di diventare vegetariane sono pochissime e smettere di mangiare carne è una scelta generalmente malvista. Il marito di Yeong-hye, reagisce alla decisione controcorrente della moglie con una forma di sadismo sessuale che fino ad allora non aveva manifestato. Qual è la rivolta della protagonista?
Lei è un personaggio silenzioso che decide di compiere una scelta molto radicale che la rende molto forte. Rinnegare la carne è come rinunciare alla parte oscura dell’essere umano. Le persone che la circondano, dal padre che è stato un uomo molto violento in guerra al marito,  non la  capiscono e la forzano a cambiare. Ma lei non può. Per lei determinate cose che per gli altri sono importanti – la vita e la morte – non contano.

Lei si rifiuta di fare sesso col marito, mostra i seni in pubblico: questo ha a che fare con la sua specifica essenza femminile?
Solo una donna poteva fare quel che fa lei, in una società come quella coreana dove non mangiare carne è una scelta davvero scomoda. In questo senso attraverso l’uso del suo corpo rappresenta, in modo universale, una fortissima protesta.

Oltre che contro se stessa a cosa va contro?
Lei non può continuare vivere secondo la sua natura di essere umano che considera, alla base, violenta. Viene presentata come una persona molto convenzionale, piuttosto che scegliere di cambiare la sua vita cerca di cambiare la sua natura. Di diventare una pianta.

La sua è una provocazione?
Io ho voluto invitare tutti noi a riflettere su quel che sia la natura umana. Ovviamente non comportandosi come lei ma cercando di capire cosa possiamo cambiare dentro di noi. Scrivere romanzi non significa rispondere alle domande, ma avvicinarci alle domande.
ANTONELLA FIORI
@aflowerinlife

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