Opinioni

Obiezione e falsa coscienza

Maurizio Baruffaldi

L'OPINIONE Pensavano che l'obiezione di coscienza fosse una possibilità, una clausola che viene offerta nel rispetto di una profonda convinzione interiore; e quindi uno strumento di libertà. Nella maggioranza dei casi non è invece così. Partiamo dai numeri, che non sono opinioni. La legge 194/78 che ha legalizzato l’interruzione di gravidanza è stata approvata da un referendum popolare, e secondo una ricerca Eurispes l’82% degli italiani è favorevole alla pratica. Quindi gli obiettori dovrebbero più o meno valere la percentuale rimanente. No. Secondo gli ultimi dati del governo lo sono il 70% dei ginecologi italiani (in Francia e Gran Bretagna sono al 10): i numeri risalgono al 2013 e, dato il trend in aumento da 10 anni, è possibile che siano lievitati. In 7 regioni il numero di medici obiettori supera l’80% (facile dedurre che chi voglia abortire vagherà nel buio o nel clandestino). Da dove arrivano allora tutti questi signori dalla coscienza cristallina? Da un circolo vizioso. Chi non è obiettore spesso si ritrova discriminato: se ne conoscete qualcuno, ve lo racconterà. Clima di disprezzo da parte dei colleghi. Politiche di assunzione e promozione che privilegiano gli obiettori. Così succede che sempre più spesso lo diventano anche i medici favorevoli all’aborto.

In alcune regioni del Centro e del Sud i non obiettori sono talmente pochi che sono chiamati quasi esclusivamente per quello: aborti. Alla fine molti crollano e si convertono. Anche la carriera e la vile pecunia alterano la coscienza. Spiega Silvana Agatone, presidente di Laiga, l’associazione di ginecologi non obiettori. - Fare aborti è una pratica che non porta clienti nel privato. I parti e gli interventi chirurgici invece sono attività che danno più possibilità di carriera, e di instaurare una relazione coi pazienti che può continuare anche nel privato -. Si consideri anche che molti dei primari sono obiettori e assumeranno più facilmente gli allineati. Questi dati mi hanno fatto ripensare a quello che è successo a Valentina Milluzzo, la giovane donna incinta morta lo scorso 29 settembre all’ospedale Cannizzaro di Catania. Nessuna condanna preventiva, sia chiaro, pur sapendo che non esistono leggi o clausole che permettano ad un medico di non intervenire quando la vita della donna è in pericolo, anche quando questo significa fare del male a un feto, che nel caso specifico poi, era già compromesso. Sarebbe solo importante sapere la verità dei fatti su questo orrore. Così come sarebbe importante svelare altre situazioni al limite dell'abuso, più che obiezione, di coscienza. Ma non mi faccio illusioni. Se c'è un muro di gomma, è antisismico. 

MAURIZIO BARUFFALDI
Giornalista e Scrittore

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