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Dillon: Grazie ai film io vivo le vite degli altri

Matt Dillon

ROMA Alla Festa del Cinema di Roma vuol parlare soprattutto di sé come attore, regista e autore, anche se qui Matt Dillon è in veste di presidente della Giuria del Premio Camera D’oro Taodue, assegnato alla migliore opera prima e seconda presentata in Alice nella Città.

Signor Dillon, ma qual è il suo film ideale? Quello che premierebbe?
È la mia prima volta, perché sino ad oggi non sono mai stato presidente di nulla, ma che dire? Sono in empatia con tutti questi giovani registi e meriterebbero tutti. E direi che il mio film ideale è un film autentico che deve sempre partire dalla veridicità dei personaggi che sono quelli che fanno la storia e non viceversa.

Ma tra i tanti personaggi interpretati sino ad oggi a quale si sente più vicino?
A me interessa raccontare storie, sia da attore che da regista, mi interessa perché credo di avere qualcosa da dire, ma anche per questo per me è difficile rispondere a questa domanda, anzi detesto queste domande, perché lascio ogni mio personaggio alle spalle. E, poi, trovo gratificante ogni ruolo che per me è la possibilità di vivere vite di altri.

Sta pensando a una seconda regia?
Non ora, forse perché facendo l’attore capitano meno occasioni. Di fatto a me non è arrivato nulla di interessante, ma in futuro perché no? E poi ora sto lavorando a un documentario  nato da un’idea venuta in Messico, sulle tracce di un cantante cubano che si chiama Fellove e che trovò fortuna nel Messico degli Anni ‘50, luogo intellettualmente molto eccitante. La sua storia mi ha molto colpito.

Ha qualche progetto italiano?
No, ma mi piacerebbe molto lavorare qui, amo le professionalità italiane.

SILVIA DI PAOLA

 

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