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Famiglie, casa difficile Cresce l’ipotesi social housing

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SOCIAL HOUSING Una domanda soggetta a forte cambiamento, che rivoluziona quelli che fino a oggi sono stati punti fermi e concezioni comuni della cultura dell’abitare nel nostro Paese. A fotografare la domanda di abitazioni in Italia ci ha pensato il Cresme, con una ricerca commissionata da Cdp Investimenti Sgr, Fondazione Housing Sociale e Legacoop abitanti, le cui anticipazioni sono state presentate al Polo del ‘900 di Torino per Urbanpromo social housing.  
L’orizzonte di  previsione arriva fino al 2024. Le stime, effettuate con l’ausilio del sistema informativo Demo/SI, definiscono una domanda così articolata: la media annua delle nuove famiglie nel decennio 2015-2024 sarà 460.477 unità. Nello stesso periodo, si estingueranno mediamente 329.805 famiglie. Il saldo sarà quindi positivo - spiega Urbanpromo -, ma valutando la capacità reddituale in rapporto ai valori di mercato, si valuta che un terzo della domanda futura potrà avere seri problemi di accesso al libero mercato delle compravendite, un altro 50% circa si potrà orientare all’edilizia convenzionata mentre circa il 20% della domanda primaria, quindi, poco meno di 91 mila famiglie l’anno, sembrerebbe essere in grado di accedere senza problemi al libero mercato.
Tra i cambiamenti già in corso nel campo del mercato di abitazioni, destinati ad accentuarsi, tra le altre cose, il Cresme osserva già che quella che era l’ossatura dell’economia delle famiglie si polverizza, la fascia media che rappresentava ed incarnava il mercato abitativo con gli acquisti di prime case, di abitazioni per i figli, che sostituiva una casa per migliorare la qualità e la localizzazione, ha perso capacità di reddito.
In una sorta di doppia scala sociale, un’ampia quota di famiglie che componevano la domanda media è scesa di un gradino ed una quota più contenuta di chi mantiene potere d’acquisto è salita di un gradino. Questi ultimi si orientano sulle nuove costruzioni performanti e in localizzazioni top, le riqualificazioni di alto livello in aree urbane dalla elevatissima appetibilità (città d’arte e storiche, condizioni ambientali d’eccellenza, zone di moda o trendy).
Chi scende invece va a incrementare la già nutrita schiera di famiglie che fatica a quadrare i bilanci e che si colloca, dal punto di vista della domanda abitativa, tra l’assistenza al reddito e il low cost, passando per il  sostegno all’affitto e arrivando al social housing, dove la risposta della locazione assume valori più importanti rispetto al passato. L’offerta di case a canoni ridotti era nata proprio per la fascia “grigia” esclusa sia dall’accesso al libero mercato sia dalle “case popolari”. Oggi la necessità è più impellente,ma al contempo l’housing sociale è una filosofia dell’abitare, improntata alle logiche della sharing economy, della sostenibilità e del risparmio.

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