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Sono quarantamila i giovani in fuga

Italiani all'estero

ROMA. Sono quasi 5 milioni gli italiani all'estero, dei quali circa 110 mila se ne sono andati soltanto nell'ultimo anno, il 6,2% in più rispetto al 2015. In particolare, secondo il Rapporto Italiani nel mondo presentato da Migrantes, dal 2006 al 2016 la mobilità italiana è aumentata del 54,9% passando da poco più di 3 milioni di iscritti all'Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero) a oltre 4,8 milioni. 

Un terzo i  Millennials

 Più di un terzo di expat sono giovani tra i 18 e i 32 anni (40 mila).  Sono i giovani migliori e più preparati  a fare le valigie e, sottolinea Migrantes, il Paese è incapace ad attrarne di nuovi. Definiti “Millennials”,  sono una generazione istruita, che possiede titoli di studio post-laurea, ha partecipato a programmi di studio per scambi internazionali (ad esempio Erasmus). Al contempo, però, «sono una generazione penalizzata dal punto di vista delle possibilità lavorative, sono i più esposti alla disoccupazione e vedono l'emigrazione non come una fuga ma come un mezzo per soddisfare ambizioni e nutrire curiosità». Insomma, i Millennials «sono la prima generazione nella quale la scelta non è tanto se partire ma piuttosto se restare». In generale, gli italiani che hanno fatto la valigia sono originari soprattutto del Sud Italia, tuttavia - sottolinea il rapporto - «si sta progressivamente assistendo a un abbassamento dei valori percentuali del Sud a favore di quelli del Nord del Paese (Lombardia e Veneto, ndr)». Intervenendo con una nota alla Fondazione Migrantes, il presidente della repubbliva ha sottolineato come la mobilità dei giovani italiani verso altri Paesi dell'Europa e del mondo sia «una grande opportunità, che dobbiamo favorire, e anzi rendere sempre più proficua. Che le porte siano aperte è condizione di sviluppo, di cooperazione, di pace, di giustizia. Dobbiamo fare in modo che ci sia equilibrio e circolarità. I nostri giovani devono poter andare liberamente all'estero, così come devono poter tornare a lavorare in Italia, se lo desiderano, e riportare nella nostra società le conoscenze e le professionalità maturate».  

La storia

Oggi, in una stessa famiglia italiana, capita di poter raccontare due storie come quelle di Leonardo e Francesca. Cugini, di Roma. Vent’anni lui, trenta lei. Lui in partenza, lei di ritorno. Lui verso Parigi, lei da Londra. Con «un diploma all’istituto alberghiero e un corso di cucina in una nota pasticceria romana», Leonardo cerca di fare salto. Ecco che arriva l’offerta di lavoro a Parigi, il tempio della ristorazione mondiale. Un contratto come aiuto cuoco in un ristorante italiano. E mentre Leonardo parte «in cerca di un futuro», la cugina rientra. Laureata in Economia e finanza, ha fatto la sua esperienza lavorativa a Londra. Dopo cinque anni, però, ha «voglia di un po’ di casa». E oggi torna con la speranza di costruire qualcosa anche qui.             

Serena Bournens

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