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Baby sitter, un lusso Al Nord le tariffe più alte

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FAMIGLIA. Con il rientro a scuola, sono moltissimi i  genitori che si rimettono alla ricerca di una baby-sitter di fiducia. Inevitabile, la questione del costo per coprire questa necessità. Poiché le tariffe variano notevolmente da una regione all'altra del nostro Pese, trovare la risposta giusta non sempre è semplice. Per aiutare i genitori, yoopies.it,  la prima piattaforma di baby sitter in Italia con più di 50.000 profili di baby-sitter, bambinaie ed educatrici pubblica il suo rapporto annuale che rivela, per la prima volta in Italia, il salario orario medio per ciascuna regione.

Da Nord a Sud
Una buona notizia per le babysitter: il guadagno è aumentato in media da 7,92 a 8,22 euro. La discrepanza tra le regioni resta però ancora elevata: in alcuni casi, si tratta di quasi 3 euro di differenza all’ora tra Nord e Sud. La regione più cara è la Liguria, seguita da Lombardia, Piemonte e Friuli Venezia Giulia. Le meno care, la basilicata e la Calabria. Le città più care sono Sarzana (7,98 euro), Luino (9,53 euro) e Sesto Calende (9,30 euro), mentre la città più conveniente dove trovare qualcuno a cui affidare i propri figli è Corato, in Puglia. Nonostante il nostro paese sia ancora tra i meno cari in Europa  le baby-sitter restano ancora un lusso per pochi in alcune regioni.

 Il voucher
La legge di stabilità 2016 dà un sostegno sollievo alle madri lavoratrici, consentendo loro di richiedere, al rientro dal congedo di maternità e durante gli 11 mesi successivi, un voucher da utilizzare per i servizi di babysitting per la durata di 6 mesi. Al decorrere di questo periodo, la madre può continuare a chiedere il sussidio tramite una procedura telematica, grazie a un Pin da inserire durante la registrazione online. 
L’importo raggiunge  un massimo di 600 euro valevoli per ciascun mese di richiesta di congedo parentale non ancora fruito dalla mamma.
Attenzione però: ogni buono vale 10 euro di cui il 13 per cento va all’INPS, il 7 per cento va all’INAIL ed il 5 per cento va all’INPS come costo per la gestione del servizio. In pratica quindi su 10 euro il lavoratore ne percepirà effettivamente 7,50 (ben al di sotto della media oraria nazionale).

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