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Architettura resiliente nella Giungla di Calais

La “Jungle” a Calais, in Francia, è la patria di oltre 7000 migranti. Sparsi per i 45 acri  del campo ci sono rifugi di fortuna che rispecchiano la cultura dei loro occupanti.  Sono queste case fai da te che il fotografo italiano Marco Tiberio ha fotografato per la sua serie Le città invisibili. Architettura dell’Esodo. Che diventeranno presto un libro

È una prospettiva molto particolare per avvicinarsi alla recente crisi dei rifugiati.
In un primo momento in mente un’altra cosa. Volevo fare qualcosa di più simile a un reportage sulla vita quotidiana dei rifugiati, ma poi ho realizzato che volevo fare qualcosa di diverso. Così grazie ai consigli di Maria Ghetti, architetto e designer italiano e il mio partner in studio, ho iniziato la  mia ricerca sulle abitazioni del campo e ho scoperto che era un argomento interessante.

Cosa ha trovato quando avete visitato il campo profughi di Calais?
La prima impressione è stata molto dura. Mi aspettavo una brutta situazione, ma quello che ho visto era peggio di quanto avessi immaginato. Essendo inverno in quel momento, il campo era mezzo allagato e c'era fango dappertutto.

Come si definisce l'architettura del campo profughi di Calais?
Io la chiamerei "architettura resiliente." Ogni etnia costruisce i suoi edifici nel modo in cui gli è stato insegnato nei paesi d'origine, in modo che le differenze sono abbastanza coerenti. Ma alla fine, i materiali a cui hanno accesso sono limitati e devono fare i conti con quello che hanno a disposizione.

Qual è il messaggio dietro questo progetto?
Con questa serie ho voluto parlare di migrazione in un modo diverso, non pietistico. Mi sono concentrato sulle abilità  dei migranti e sulla loro capacità di resilienza.

DANIEL CASILLAS/ MWN

 

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