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Non basta essere su Fb per condividere davvero

Libri/Laura Boella

INTERVISTA È la parola chiave del terzo millennio e anche la chiave di volta della nostra vita in comune: condivisione. Condivisione come conseguenza della rivoluzione digitale ma anche come premessa per un mondo in pace. “Condivisione” (sharing), che implica un altro termine fondamentale: empatia, sentirsi vicini a qualcuno, magari lontano, come un migrante, un perseguitato, un profugo… La filosofa Laura Boella, è tra gli autori di “Un mondo condiviso” (Laterza, p. 144 euro 12) a cura di Giulia Cogoli che raccoglie, su questo tema, le riflessioni di otto grandi pensatori per il progetto Sharing the word di Intesa Sanpaolo.

Professoressa Boella, perché è così importante condividere?
Le neuroscienze hanno compreso che l’empatia, che ci porta poi a condividere, è alla base della nostra convivenza e sopravvivenza. Il nostro cervello è predisposto all’empatia: ha in sé la capacità, attraverso i neuroni specchio, di identificarsi con l’altro, stabilendo così un contatto immediato.  

L’empatia è una via d’uscita dalle diverse crisi che ci affliggono a livello planetario?  
Sì. Non è solo una capacità che rende più caldi e solidali i rapporti tra gli individui ma ci serve per fronteggiare i problemi economici sociali e ambientali.

Come facciamo a essere davvero empatici?
Dobbiamo pensare all’empatia come una sfida. In questo modo non è solo istinto compassionevole nei confronti della miseria che abita il mondo ma diventa una capacità gestita attivamente, un impegno in prima persona. Molti dicono: io ho tanti amici su Facebook: quindi io condivido, empatizzo. Ma non è sufficiente questo automatismo.

E allora cosa significa condividere realmente qualcosa?
Vuol dire rimetterci in gioco noi, come singoli. Questo ci distoglie anche dall’idea che siamo impotenti, che di certe cose se ne occuperanno i politici, gli economisti. Ognuno di noi è responsabile di quel che accade in tutto il pianeta. Ma deve prendersi la propria responsabilità nei luoghi dove vive, nelle situazioni che affronta quotidianamente.

ANTONELLA FIORI
@aflowerinlife

 

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