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Lo sguardo di Albinati sulla malattia del maschio

Libri/Edoardo Albinati

INTERVISTA Un romanzo che scava nel buco nero della violenza contro le donne. Edoardo Albinati (foto Musacchio e Ianniello) ha appena vinto il Premio Strega con un libro non solo importante per mole ma per un contenuto attualissimo. La scuola cattolica (Rizzoli, p. 1295, euro 22) trae spunto da un episodio di cronaca nera, il delitto del Circeo. Albinati è stato compagno di scuola, all'istituto San Leone Magno a Roma, dei tre protagonisti del massacro del 29 settembre del 1975, Angelo Izzo, Gianni Guido e Andrea Ghira.

Albinati, nel romanzo lei scrive: nascere maschi è una malattia incurabile.
Quella frase estrapolata dal racconto rischia di essere letta in modo assoluto, nascere maschi è una malattia, leviamoci l’incurabile. Nel libro si sviluppa la sensazione che ci sia una malattia comune e che se non si comincia a descriverla resta sconosciuta.

Quale malattia?
Allora si pensava che mascolinità e integrità fossero sinonimi. E che l’elemento debole fosse la donna. Invece c’è uno scarto tra realtà vera dei maschi e il modello che gli viene proposto. Il modello dell’uomo padrone di se, coraggioso, il buon padre di famiglia, si è capito che non è raggiungibile. Questo ha creato una frustrazione permanente, un’impotenza latente.

Che sfocia nella violenza… Perché?
A partire dagli Anni 70 la parte femminile ha mostrato di essere energica, vitale, molto più di fosse quella maschile. E così l’integratore di questa debolezza inaccettabile è stata una violenza  rivolta soprattutto verso le donne.  L’episodio del Circeo è il culmine di questa crisi.

C’è un’intera parte del libro che si intitola “armi di rappresaglia”. In che senso?  
In senso militare. Soprattutto in una situazione in cui si sta perdendo una  guerra allora si adoperano  crudelissime rappresaglie su una parte che si sente sarà vittoriosa.

Gli uomini hanno bisogno di tenerezza?
Sì ma non lo possono esprimere liberamente. L’intimità, lo struggimento è sempre stato appannaggio del femminile.

Ma cosa possono fare le donne per scovare e accogliere questo desiderio di tenerezza?
Non dovrebbero accoglierlo le donne, dovrebbero svilupparlo i maschi tra di loro. 
ANTONELLA FIORI
@aflowerinlife

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